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Il settore orafo italiano nel 2024: crescita a due velocità e sfide globali per Arezzo, Vicenza e Valenza

Arezzo (lunedì, 8 settembre 2025) — Il comparto orafo-argentiero-gioielliero italiano ha chiuso il 2024 con un risultato positivo, ma non uniforme. Secondo l’ultima analisi condotta dall’Area Studi Mediobanca, il fatturato mediano delle imprese del settore ha registrato un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Un dato che, pur segnando una performance complessivamente favorevole, rivela profonde differenze territoriali tra i principali distretti produttivi.

di Alice Grieco

A trainare il comparto sono stati i distretti di Arezzo e Vicenza, che hanno archiviato l’anno con una crescita dell’8%, confermando la loro centralità nel panorama produttivo nazionale ed europeo. Al contrario, Valenza – storica capitale dell’alta gioielleria – ha evidenziato un calo del 3%, mentre le aree residuali si sono attestate su una crescita più contenuta, pari a circa il 2%.

Questa fotografia territoriale, approfondita anche dal Centro Studi di Confindustria Federorafi, mette in luce le diverse dinamiche che attraversano il settore: dalla vitalità export-oriented di alcuni distretti, alla maggiore vulnerabilità di altri, legata soprattutto alla domanda internazionale e alla concorrenza sui mercati globali.

Lo scenario per il 2025 appare segnato da un equilibrio instabile tra aspettative di crescita e timori di contrazione. Il 45% delle imprese prevede un aumento del fatturato, il 43% teme una riduzione e il 12% ipotizza una sostanziale stabilità.

Dal punto di vista territoriale, emergono differenze significative: Arezzo (52%) e Valenza (50%) mostrano un ottimismo superiore alla media nazionale, mentre Vicenza e le aree minori registrano una percentuale più elevata di imprese che anticipano un calo (rispettivamente 46% e 41%). Nel complesso, la fiducia delle aziende orafe appare più fragile rispetto alla media manifatturiera italiana del cosiddetto Quarto Capitalismo, dove la quota di imprese che prevede crescita si attesta al 58%.

L’incertezza internazionale rappresenta la variabile più critica per gli operatori del settore. Ben il 77,8% delle imprese indica l’instabilità geopolitica come la principale fonte di preoccupazione. Seguono l’inasprimento delle politiche protezionistiche e dei dazi (61,9%), la crescente pressione competitiva sui prezzi (41,3%), l’aumento dei costi energetici (33,3%) e le difficoltà nel reperire manodopera qualificata e nel fidelizzare le competenze (30,2%).

La percezione del rischio geopolitico accomuna tutte le aree produttive, mentre i timori legati al protezionismo risultano particolarmente accentuati nei distretti di Arezzo e Vicenza, dove rispettivamente il 70% e il 68,2% delle imprese dichiara preoccupazioni specifiche sul tema dei dazi.

Di fronte a un quadro complesso, le imprese italiane del comparto mostrano una decisa volontà di reazione. Le principali direttrici strategiche individuate sono: l’espansione verso nuovi mercati (61,5%), lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi (60%) e l’incremento degli investimenti tecnologici (44,6%).

Un quarto delle aziende punta inoltre ad aumentare le proprie dimensioni (26,2%), mentre il 23,1% guarda a possibili collaborazioni strategiche come leva per rafforzare la competitività. Nei distretti di Arezzo, Valenza e Vicenza, la propensione all’internazionalizzazione appare particolarmente marcata, con percentuali comprese tra il 61,9% e il 68,2%. Parallelamente, l’innovazione di prodotto risulta una priorità che oscilla tra il 57,1% e il 68,2%, mentre nelle aree residuali prevale l’attenzione all’innovazione tecnologica (53,8%).

Il settore orafo italiano, emblema di creatività e manifattura di qualità, si trova dunque a un crocevia complesso. Alla crescita registrata nel 2024 si affiancano ombre che impongono nuove riflessioni sulle strategie competitive, con l’obiettivo di consolidare il ruolo dell’Italia come riferimento internazionale nell’arte orafa e nel design del gioiello.

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Tag: , , Last modified: Settembre 8, 2025
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