Porta San Lorentino – Arezzo (lunedì, 8 settembre 2025) — Un gesto tanto inspiegabile quanto doloroso ha colpito la comunità di Porta San Lorentino e, in particolare, la famiglia Imparati. Nella notte tra martedì e mercoledì ignoti si sono introdotti nello storico palazzo di via Benedetto Varchi, al civico 4, sottraendo un’immagine sacra della Madonna del Conforto, riproduzione a stampa di fine Ottocento che da oltre un secolo vegliava sulla dimora familiare.
di Alice Grieco
A scoprire l’assenza dell’opera è stata, nella mattina successiva, Barbara Imparati. La cornice, collocata da generazioni sulle pareti delle scale interne dello stabile, era stata staccata con cura, come se chi ha agito conoscesse bene il valore simbolico del manufatto. Per gli Imparati non si tratta di un semplice furto: quella stampa rappresentava un legame profondo con la propria storia e con la memoria di persone care.
L’immagine della Madonna del Conforto era stata posta nel 1920 da Andrea Imparati, padre di Secolo Imparati detto “Tripoli”, rettore indimenticato di Porta del Foro. Da allora aveva accompagnato la vita quotidiana della famiglia, divenendo segno di protezione e devozione. Per intere generazioni gli abitanti del palazzo si erano abituati a compiere un gesto semplice ma significativo: farsi il segno della croce davanti a quella stampa, come forma di rispetto, di fede e di radicamento alle tradizioni trasmesse dai padri.
Non meno rilevante il significato spirituale che l’immagine aveva assunto nel corso del tempo. La Madonna del Conforto aveva vegliato anche sul giovane Tancredi, figlio della famiglia, segnato da una grave malattia e morto prematuramente, tanto che per lui era stata avviata la causa di beatificazione. Da allora la stampa sacra era divenuta per gli Imparati una sorta di custode silenziosa, memoria di dolore ma anche di speranza.
Per Barbara e Cristiano Imparati, eredi di questa lunga tradizione, la scomparsa dell’immagine ha significato un colpo al cuore. «Per noi non è una semplice stampa – spiegano – ma un simbolo che ha vegliato sulla nostra famiglia per oltre cento anni. Ci è stato sottratto un pezzo di storia, un frammento di vita condivisa con i nostri cari che non ci sono più».
La richiesta della famiglia è accorata: non si parla di valore economico, ma di un bene affettivo e identitario che appartiene alla memoria collettiva. «Chiediamo a chi ha compiuto questo gesto – proseguono – di ripensarci e di restituirci la Madonna del Conforto. Non ci interessa sapere chi sia stato o perché lo abbia fatto: ciò che desideriamo è solo rivedere quell’immagine al suo posto, dove ha sempre vegliato su di noi».
Il furto, oltre a colpire la famiglia Imparati, scuote l’intero quartiere di Porta San Lorentino, dove la storia della Madonna del Conforto è radicata come segno identitario della città di Arezzo. Non è solo la perdita materiale di un manufatto religioso, ma la violazione di un luogo di fede domestica che rappresentava continuità, protezione e appartenenza.
Concludendo il suo appello, Barbara affida le sue speranze a un auspicio quasi spirituale: «Spero in un miracolo. Spero di svegliarmi e rivedere quella stampa dove è sempre stata. Non chiedo altro che riportarla a casa».
Tag: furto, opera d'arte, palazzo imparati Last modified: Settembre 8, 2025


