Castiglion Fiorentino (giovedì, 10 luglio 2025) — Per diverse settimane, il passaggio sotto gli archi dell’acquedotto vasariano, uno dei simboli più riconoscibili della città di Arezzo, è stato accompagnato da lavori silenziosi ma costanti. Gli operai erano al lavoro, intenti a intervenire su una porzione significativa di quel tratto monumentale che accoglie quotidianamente cittadini e visitatori. La curiosità era palpabile: cosa stava accadendo sotto quegli archi tanto cari agli aretini?
La risposta è giunta, come spesso accade in contesti locali dove il tessuto sociale e quello culturale si intrecciano, attraverso una comunicazione diretta e sentita. A fornire chiarimenti è stato il professor Claudio Santori, presidente della Brigata Aretina degli Amici dei Monumenti, che in un post pubblicato sui social ha condiviso i dettagli dell’intervento.
di Alice Grieco
«Finalmente – ha scritto Santori – la Fraternita dei Laici ha concluso i lavori di valorizzazione e recupero presso il tratto vasariano. Sono state ricollocate, in forma di copia, le due opere pittoriche originariamente collocate sotto gli archi. Gli originali, restaurati con cura dalla nostra Brigata, sono ora custoditi all’interno della sede della Fraternita, al sicuro e valorizzati». Le nuove installazioni saranno inoltre protette da vetri di sicurezza e dotate di un sistema di illuminazione notturna, offrendo così un impatto visivo di grande suggestione a chi entra in città da quella direttrice.
L’intervento, tanto discreto quanto significativo, si inserisce in un più ampio progetto di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico diffuso aretino. «Nei giorni scorsi – ha aggiunto Santori – ho avuto il piacere di constatare personalmente il riposizionamento delle due copie sotto gli archi. Si tratta di interventi che, per quanto silenziosi, raccontano molto del nostro impegno verso la città. Gli originali versavano in condizioni critiche: uno dei due stava letteralmente scomparendo, consumato dal tempo. Siamo riusciti ad agire in extremis».
Le opere in questione sono due dipinti di valore storico e simbolico. Il primo, datato al XVII secolo, raffigura una Madonna col Bambino realizzata a tempera su marmo, mentre il secondo, di epoca ottocentesca, è un’immagine di Cristo Trionfante. Entrambe le opere, ora restaurate dalla dottoressa Sandra Bianchi, trovano nuova vita all’interno della Fraternita dei Laici. Le copie fedeli sono state realizzate appositamente per essere collocate sotto gli archi, a testimonianza visiva e spirituale dell’identità aretina.
Ma il gesto di conservazione non si è fermato qui. Come racconta Santori, «Don Natale, in un gesto di grande generosità, ha commissionato ulteriori copie delle due opere, a sue spese, per arricchire il patrimonio del Museo del Giuncheto, un piccolo scrigno culturale che merita di essere scoperto e valorizzato».
In attesa della cerimonia inaugurale – la cui data sarà comunicata prossimamente – la città ritrova così un pezzo importante del proprio volto identitario. Non si tratta semplicemente di un’operazione di restauro artistico: il ritorno dei dipinti sotto gli archi vasariani rappresenta un segno tangibile di continuità tra passato e presente, tra memoria collettiva e futuro condiviso.
«Quando si attraversano gli archi – conclude Santori – ciò che si riceve non è solo un saluto estetico. È un messaggio affettivo, un benvenuto e un arrivederci che affondano le radici in ciò che gli aretini sentono proprio. Quelle immagini non sono solo opere d’arte: sono testimoni di una comunità che non dimentica e che continua a prendersi cura del proprio patrimonio culturale».
Tag: acquedotto vasariano, ingresso, ricollocazione opere Last modified: Luglio 10, 2025

