Salone – Arezzo (giovedì, 10 luglio 2025) — L’episodio accaduto nella parrocchia di Saione, ad Arezzo, ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione che interseca religione, sensibilità individuali, diritti degli animali e rispetto dei luoghi sacri. Durante una celebrazione funebre, una donna è stata invitata a lasciare la chiesa dal parroco, don Krzysztof, perché accompagnata dal proprio cane. La scelta del sacerdote ha generato reazioni contrastanti, dividendo l’opinione pubblica tra chi appoggia la fermezza della decisione e chi, al contrario, ritiene che gli amici a quattro zampe non dovrebbero essere esclusi da momenti comunitari, nemmeno se celebrati in uno spazio sacro.
di Alice Grieco
A rendere più esplicita la posizione del parroco è un cartello affisso all’ingresso della chiesa: “È vietato introdurre animali”. Una scelta che, come ha sottolineato il veterinario e scrittore Alberto Brandi, risponde anche a esigenze pratiche e di convivenza: “Una chiesa è un luogo frequentato da molte persone, non tutti hanno lo stesso rapporto con gli animali. Alcuni ne hanno timore, altri possono sentirsi infastiditi, altri ancora possono avere allergie. Inoltre, per quanto educati, i cani restano esseri istintivi e potrebbero disturbare involontariamente la liturgia”.
Brandi, autore del saggio “Gli animali ci salvano”, pur manifestando una personale apertura alla presenza dei cani in chiesa, difende la posizione del parroco: “C’è stato un divieto esposto con chiarezza. In quel caso, chi ha scelto di entrare con un cane ha ignorato una regola esplicita. Non è solo una questione di sensibilità, ma anche di rispetto verso l’autorità ecclesiastica e verso gli altri fedeli”.
Ma non tutti i sacerdoti vedono negli animali un elemento di disturbo. C’è chi li accoglie con affetto e apertura, come don Natale Luciano Gabrielli, parroco della comunità di San Polo. Per 18 anni, ha celebrato messa insieme al suo cane, fedele compagno e presenza silenziosa durante le funzioni. “Stava buono buono al mio fianco. Un giorno, durante la raccolta delle offerte, notò un biglietto da cinque euro nel cestino: lo prese delicatamente e lo portò ai miei piedi. I fedeli si misero a ridere, è uno dei ricordi più teneri che conservo”, racconta oggi il sacerdote, con un velo di nostalgia. Dopo la morte del suo cane, ha deciso di non prenderne un altro, ma non ha mai smesso di considerare gli animali come parte della comunità: “Sono creature di Dio, anche loro. E se stanno buoni, perché dovrebbero restare fuori?”.
Una visione condivisa da altre realtà ecclesiali: ad esempio, nella Cattedrale di Arezzo i cani sono ammessi, ma devono essere tenuti in braccio. Una soluzione di compromesso nata per evitare che gli animali, lasciati liberi, potessero disturbare o sporcare.
È interessante notare che il diritto canonico non contempla un divieto esplicito all’ingresso degli animali nei luoghi di culto. La scelta finale spetta al singolo parroco, in base alle esigenze della propria comunità e del contesto liturgico. Un funerale, ad esempio, è un momento solenne e delicato, in cui l’attenzione dovrebbe essere concentrata sul raccoglimento e sul rispetto per il dolore. In altri momenti, come la benedizione degli animali in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, le chiese stesse si aprono ai nostri compagni non umani, riconoscendone dignità e importanza simbolica.
In questo quadro, il criterio guida non può che essere il buon senso, da esercitare con reciproco rispetto. Chi ama i cani non può pretendere che tutti condividano lo stesso grado di familiarità con loro; allo stesso modo, chi non li ama non dovrebbe negare l’evidente profondità del legame che unisce molte persone ai propri animali.
La presenza degli animali in chiesa, per alcuni, può apparire incongrua. Ma per molti altri rappresenta un elemento di conforto e continuità, soprattutto nei momenti più intensi della vita spirituale. Studi scientifici hanno ormai dimostrato che i cani sono in grado di riconoscere le emozioni umane, di condividere stati d’animo, e perfino di mostrare comportamenti empatici. La storia di Hachiko, il cane giapponese che ha atteso per anni il ritorno del proprio padrone alla stazione, è solo uno dei tanti esempi che hanno commosso il mondo intero.
Nel cuore di molte persone, dunque, il cane non è solo un animale: è un compagno di vita, un membro della famiglia, a volte persino un sostegno emotivo. E non è raro che nei momenti di preghiera, di lutto o di gioia, la loro presenza sia vissuta come una forma di grazia.
Tag: animali in chiesa, comunità di san polo, don Krzysztof, Saione Last modified: Luglio 10, 2025

