Arezzo (venerdì, 13 febbraio 2026) — La lunga notte del Partito democratico sulla scelta del candidato sindaco di Arezzo si chiude senza un nome definitivo, ma con un segnale politico chiaro: l’ipotesi delle primarie di coalizione entra ufficialmente nel campo delle possibilità. A rilanciarla apertamente è Vincenzo Ceccarelli, uno dei protagonisti del confronto interno, attorno al quale si è concentrata una parte consistente degli interventi nel corso della riunione della direzione, ospitata nella sala congressi del Minerva.
di Alice Grieco
I lavori, andati avanti ben oltre le due del mattino, si sono svolti sotto la guida della segretaria provinciale Barbara Croci, alla presenza del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, del segretario regionale Emiliano Fossi e del segretario comunale Luciano Ralli. Il clima, riferiscono i partecipanti, è stato improntato alla responsabilità e al confronto serrato: posizioni diverse, un quadro ancora composito, ma nessuna frattura plateale.
Numerosi interventi hanno sostenuto la candidatura di Ceccarelli, sottolineandone il profilo istituzionale e l’esperienza amministrativa maturata nel tempo: dagli esordi nel Comune di Castel San Niccolò, al passaggio in Provincia, fino ai ruoli di assessore, consigliere regionale e capogruppo del Pd in Regione. Lo stesso Ceccarelli ha ribadito la propria disponibilità, ma all’interno di un percorso condiviso, indicando proprio nelle primarie lo strumento per arrivare a una scelta legittimata e partecipata.
Accanto a questa linea, non sono mancate proposte alternative. C’è chi ha suggerito una svolta più marcatamente “nuova”, con l’allargamento del campo largo alle liste che fanno riferimento a Marco Donati, molto attivo sul territorio cittadino e nelle frazioni. Un’ipotesi che, tuttavia, non sembra incontrare un pieno assenso ai livelli regionali, dove viene considerata prioritaria la tenuta identitaria della coalizione.
Sul tavolo è rimasta anche la prospettiva Franco Vaccari, fondatore di Rondine Cittadella della Pace. Una candidatura di alto profilo civico e simbolico, che nelle ultime settimane aveva trovato spazio nel dibattito, ma che non ha registrato un vero decollo all’interno degli organismi provinciali. Pesano, in questo senso, l’assenza di una specifica esperienza amministrativa e le incognite sull’impatto elettorale. I riscontri interni e un sondaggio di novembre continuano invece a indicare Ceccarelli come figura conosciuta e competitiva. Quanto a Stefano Tenti, che ha manifestato disponibilità, non si sarebbero registrate prese di posizione significative.
Nel corso della discussione, Eugenio Giani ha mantenuto un profilo super partes, senza indicare nomi, ribadendo la disponibilità a sostenere qualsiasi scelta maturata a livello locale, in coerenza con il progetto del campo largo già sperimentato in Regione. Ralli e Croci si sono presi una settimana di tempo per elaborare una sintesi: la decisione spetterà all’Unione comunale di Arezzo, con il supporto degli organismi provinciali e regionali. La scelta se attivare o meno le primarie dovrà però arrivare in tempi rapidi, perché l’ipotesi di voto a fine maggio renderebbe la campagna elettorale particolarmente compressa.
La riunione della direzione è arrivata dopo la presentazione ufficiale, alla Casa dell’Energia, del campo largo progressista che riunisce le forze già protagoniste della vittoria bis di Giani alle regionali: dal Movimento 5 Stelle ad Alleanza Verdi e Sinistra, da Arezzo 2020 a Italia Viva e Casa Riformista. Il perimetro politico è definito, il programma abbozzato. Manca però il nome del candidato.
Se si andrà alle primarie, ipotizzate per marzo, potranno parteciparvi tutti coloro che decideranno di misurarsi in una consultazione aperta ai cittadini. Donati, in un precedente incontro esplorativo con Ralli, le aveva già indicate come soluzione. Più difficile, invece, immaginare una partecipazione di Vaccari, che avrebbe subordinato la propria disponibilità a una convergenza ampia sul suo nome. Uno strumento, quello delle primarie, che può rafforzare la scelta, ma che porta con sé anche il rischio di divisioni.
Nel frattempo, il centrodestra osserva. Anche dall’altra parte lo schieramento è ancora senza un candidato definito e con una rosa limitata di opzioni. La partita interna al Pd, insomma, è seguita con attenzione: dalle sue mosse potrebbe dipendere anche la strategia degli avversari.
Last modified: Febbraio 13, 2026


