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Lavoro, Arezzo regge ma cresce il divario tra stabilità e qualità dell’occupazione

Arezzo (mercoledì, 20 maggio 2026) — Il mercato del lavoro della provincia di Arezzo mostra nel 2025 una sostanziale tenuta dei livelli occupazionali, pur evidenziando trasformazioni profonde nella composizione dell’occupazione e nelle dinamiche dei diversi comparti produttivi. È quanto emerge dall’analisi dei dati ISTAT sulle Forze di lavoro e dalle rilevazioni del Sistema Informativo Lavoro della Regione Toscana, che delineano un contesto apparentemente stabile ma caratterizzato da forti squilibri settoriali e contrattuali.

di Alice Grieco

Gli occupati nella provincia aretina sono circa 151 mila, di cui oltre l’82% dipendenti e il restante 17,7% lavoratori autonomi. Rispetto al periodo pre-pandemico il saldo resta positivo: dal 2019 si registrano infatti circa 6 mila occupati in più, pari a una crescita del 4,1%. Nell’ultimo anno, tuttavia, il quadro si è mantenuto pressoché invariato, con una variazione minima dello 0,1%.

Dietro la stabilità complessiva si nascondono però andamenti molto differenti. La componente del lavoro indipendente continua a ridursi in modo significativo, con una contrazione del 7% rispetto al 2024 e di oltre il 24% rispetto al 2019. Al contrario, il lavoro dipendente conferma una dinamica espansiva: +1,8% nell’ultimo anno e +13,3% nel confronto con il periodo precedente alla pandemia.

Anche l’analisi settoriale restituisce un quadro disomogeneo. L’agricoltura resta il comparto che ha sofferto maggiormente nel medio periodo, con livelli occupazionali inferiori di quasi il 25% rispetto al 2019, pur mostrando segnali di recupero nell’ultimo anno. Il manifatturiero mantiene invece livelli superiori al periodo pre-Covid (+16,5%), anche se nel 2025 si registra una fase di sostanziale stagnazione. Più critica la situazione delle costruzioni, dove si fa sentire l’esaurimento degli incentivi che avevano sostenuto il settore negli anni precedenti: il comparto segna un calo dell’11,3% rispetto al 2019 e una flessione particolarmente marcata nell’ultimo anno (-19,1%).

Il commercio continua a collocarsi sotto i livelli pre-pandemici (-7,9%), ma mostra segnali di ripresa con una crescita del 4,3% rispetto al 2024. Le attività dei servizi, pur mantenendo livelli occupazionali superiori al 2019 (+7,3%), registrano invece una lieve flessione nell’ultimo anno (-1,6%).

Sul fronte della disoccupazione, Arezzo si conferma tra le province più dinamiche della Toscana. Nel 2025 il tasso di disoccupazione nella fascia 15-64 anni scende al 2,9%, in diminuzione di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente e nettamente inferiore alla media regionale del 4,4%. Permane però una significativa differenza di genere: il tasso femminile si attesta al 4,2%, oltre due punti sopra quello maschile, fermo all’1,9%.

Ulteriori indicazioni arrivano dai dati del Sistema Informativo Lavoro della Regione Toscana. Nel corso del 2025 le comunicazioni di avviamento al lavoro trasmesse ai Centri per l’Impiego hanno raggiunto quota 64.052. La maggior parte degli avviamenti si concentra nell’area aretina (40,7%), seguita dal Valdarno (23,9%), dalla Valdichiana (17,3%), dalla Valtiberina (9,8%) e dal Casentino (8,2%).

Sul piano territoriale emergono dinamiche differenziate: crescono gli avviamenti in Casentino (+5%) e in Valtiberina (+0,5%), mentre si registrano flessioni nell’area aretina (-1,2%), in Valdarno (-3%) e in Valdichiana.

Resta predominante il ricorso ai contratti a tempo determinato, che rappresentano il 57% degli avviamenti complessivi, nonostante una lieve diminuzione rispetto al 2024 (-2,3%). Le assunzioni a tempo indeterminato si attestano al 10,8% del totale e risultano anch’esse in lieve calo. Crescono invece la somministrazione (+6,7%) e il lavoro intermittente (+1,1%), segnali di un mercato del lavoro sempre più orientato verso formule flessibili.

Dal punto di vista dei settori economici, il 2025 evidenzia flessioni diffuse in agricoltura, manifattura, costruzioni, commercio e trasporti. In controtendenza risultano invece turismo e ristorazione (+2,1%), pubblica amministrazione, istruzione e sanità (+5%) e soprattutto i servizi alle imprese, che registrano una crescita molto marcata (+53,2%).

Le prospettive per i prossimi mesi confermano un mercato del lavoro ancora dinamico ma caratterizzato da forti criticità qualitative. Secondo le previsioni del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel mese di maggio le imprese aretine prevedono circa 2.470 nuove entrate, in diminuzione di 210 unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel trimestre maggio-luglio 2026 le assunzioni programmate dovrebbero raggiungere quota 7.510, anch’esse in calo rispetto al 2025.

La domanda di lavoro continuerà a essere trainata dal settore dei servizi, che concentrerà oltre la metà delle nuove assunzioni. Il 72% delle opportunità riguarderà imprese con meno di 50 dipendenti. Sul piano contrattuale prevalgono ancora le formule temporanee: solo il 22% delle entrate previste sarà stabile, mentre il restante 78% avrà carattere a termine.

Rimane inoltre elevata la difficoltà di reperimento del personale: oltre un’impresa su due segnala problemi nel trovare figure adeguate alle proprie esigenze. Per quanto riguarda i titoli di studio richiesti, la domanda continua a concentrarsi soprattutto su qualifiche professionali e livelli di istruzione medio-bassi, mentre resta limitata la quota destinata a laureati e diplomati ITS.

Tra le professioni più richieste figurano addetti alla ristorazione, personale di vendita, operatori agricoli non qualificati, addetti alla logistica e ai servizi di pulizia. Complessivamente, le prime cinque figure professionali assorbono circa il 41% della domanda provinciale. Non mancano tuttavia richieste di profili tecnici specializzati, in particolare nei rapporti con i mercati e nell’area sanitaria.

«I dati confermano la solidità del sistema occupazionale aretino e una capacità di tenuta che colloca il territorio tra i più performanti della Toscana — osserva il presidente Massimo Guasconi — ma emergono anche segnali che non possono essere sottovalutati. La crescente incidenza dei contratti a termine e la prevalenza di figure professionali poco qualificate rischiano di indebolire nel lungo periodo la competitività del tessuto economico locale. Allo stesso tempo, le imprese denunciano crescenti difficoltà nel reperire personale adeguatamente formato. È necessario rafforzare gli investimenti nelle competenze, nella formazione specialistica e nella qualità dell’occupazione, affinché la stabilità attuale possa tradursi in sviluppo duraturo e in una crescita ad alto valore aggiunto per il territorio aretino».

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Last modified: Maggio 20, 2026
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