Arezzo — Le recenti evoluzioni riguardanti la gestione dei rifiuti ad Arezzo — in particolare l’ampliamento dell’inceneritore di San Zeno e le dichiarazioni sulla crescita della raccolta differenziata — aprono un dibattito che intreccia salute pubblica, sostenibilità ambientale e trasparenza amministrativa.
di Alice Grieco
La Regione Toscana, guidata dal Partito Democratico, ha autorizzato Aisa Impianti ad aumentare in maniera significativa la capacità di incenerimento: fino a 120 mila tonnellate di rifiuti l’anno. Un dato che colpisce se si ripercorre la storia dell’impianto. In origine era attiva una sola linea da 45 mila tonnellate annue. Successivamente venne progettata una linea da 75 mila tonnellate, destinata a sostituire la precedente, che sarebbe stata dismessa. Oggi, invece, la linea originaria continua a funzionare, di fatto portando alla presenza di una potenzialità triplicata rispetto al progetto iniziale. Un’evoluzione che richiama alla mente un antico proverbio popolare: “non c’è due senza tre”, e che lascia intendere come ogni ampliamento rischi di non essere mai davvero l’ultimo.
L’annunciato potenziamento è stato accolto da proclamazioni di soddisfazione da parte dei vertici di Aisa Impianti, i quali sostengono che l’utilizzo di tecnologie moderne di filtrazione consentirà di mantenere bassissimo l’impatto emissivo sull’ambiente, trattando 120 mila tonnellate con la qualità di trattamento che si avrebbe su quantitativi molto più ridotti. Tuttavia, i cittadini ricordano come lo studio epidemiologico Life Plus, pubblicato nel maggio 2014 quando era in funzione la sola linea da 45 mila tonnellate, avesse già evidenziato criticità legate a un aumento di mortalità e patologie correlate alla qualità dell’aria. È dunque legittimo chiedersi se un incremento così rilevante dell’incenerimento possa aggravare una situazione già dichiarata come delicata.
Parallelamente, sul versante istituzionale, l’assessore comunale al ciclo dei rifiuti celebra i successi della raccolta differenziata aretina, contestando i dati del rapporto Ecosistema Urbano 2025, che offre un quadro molto meno lusinghiero. Al di là delle dichiarazioni e delle classifiche, la qualità della raccolta differenziata resta un interrogativo aperto: basta osservare i contenuti dei cassonetti cittadini per riconoscere come la separazione dei materiali risulti spesso approssimativa.
Nasce allora una domanda fondamentale, basata sui dati ufficiali di Ispra: se la produzione totale di rifiuti del Comune risulta in diminuzione, come è possibile che simultaneamente aumentino sia la quantità dei rifiuti differenziati, sia quella destinata all’incenerimento? Le opzioni paiono solo due: o qualcuno sta sbagliando nella comunicazione dei numeri, oppure Arezzo sta gestendo rifiuti provenienti da altri territori, trasformandosi — volontariamente o meno — in un polo di smaltimento sovralocale.
In una fase storica in cui l’economia circolare dovrebbe rappresentare la bussola per ogni scelta amministrativa, la cittadinanza chiede risposte chiare, fondate su trasparenza, responsabilità e sulla priorità indiscutibile della tutela della salute. Perché le infrastrutture ambientali possono rappresentare un’opportunità, ma solo se progettate e gestite guardando davvero al bene comune.
Last modified: Ottobre 28, 2025


