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Bebeto e la sua scuola calcio a Dakar: dall’esperienza professionistica in Italia al sogno educativo per i giovani senegalesi

Arezzo (giovedì, 2 ottobre 2025) — Quando Bara Mamadou Lamine Ndiaye, conosciuto da tutti come Bebeto, ha stretto la mano al sindaco di Castiglion Fiorentino, Mario Agnelli, e con semplicità ha affermato: «Ho una scuola calcio a Dakar», negli occhi del primo cittadino si è accesa una luce. La risposta è stata immediata: «Niente avviene per caso».

Un’affermazione che non è frutto di una semplice coincidenza. Nel cuore della cittadina toscana, infatti, il nome di Dakar richiama inevitabilmente il ricordo di Fabrizio Meoni, il campione motociclistico che proprio in Senegal ha scritto alcune delle pagine più intense della sua vita e che oggi continua a vivere attraverso le iniziative del figlio Gioele. Ma questa volta la storia non parla di motori, bensì di pallone: il calcio come strumento di inclusione, speranza e futuro.

di Alice Grieco

Bebeto, oggi 34enne, è nato a una ventina di chilometri dalla capitale senegalese. La sua carriera sportiva lo ha portato a lasciare presto il suo Paese per approdare in Italia, notato da un procuratore che ne intuì il talento. Dopo l’esperienza con il Giulianova, spiccò il volo verso il professionismo. Il Genoa, impossibilitato a tesserarlo, lo dirottò al Lugano, dove una memorabile doppietta in amichevole contro l’Inter gli consegnò visibilità internazionale e le prime pagine dei giornali sportivi.

Terminata l’avventura tra i riflettori del calcio professionistico, Bebeto non ha abbandonato il campo da gioco. Dopo esperienze tra i dilettanti, dall’Umbria è approdato un anno fa a Castiglion Fiorentino, portando con sé un bagaglio di esperienze umane e sportive che oggi si intrecciano con il suo impegno sociale.

La vera sfida di Bebeto, infatti, ha radici profonde a Dakar. Nel 2014 ha fondato due scuole calcio, una nel cuore della capitale e l’altra in periferia, entrambe racchiuse sotto il nome di “100% Foot”. La peculiarità del progetto non è soltanto l’accesso gratuito, ma soprattutto la regola inderogabile: i giovani atleti, di età compresa tra i 6 e i 18 anni, devono frequentare regolarmente la scuola.

«È obbligatorio» spiega Bebeto. «In Senegal il rischio di devianza è reale: senza istruzione si perde la strada e diventa difficile costruirsi un futuro onesto. Il calcio è un ponte, ma lo studio è il fondamento».

Le due accademie sono diventate un punto di riferimento per centinaia di ragazzi che, tra campi polverosi e strutture modeste, trovano un’opportunità di crescita. L’uso dei campi comunali ha un costo giornaliero di circa cinque euro, spesa non sempre sostenibile in un Paese dove la povertà non è assoluta ma le disuguaglianze restano marcate. Bebeto, quando possibile, sostiene personalmente le famiglie, contribuendo alle spese scolastiche e offrendo materiale di prima necessità.

La catena di solidarietà nata in Toscana

La storia di Bebeto ha immediatamente suscitato partecipazione anche a Castiglion Fiorentino. Il sindaco Mario Agnelli ha voluto dare il proprio contributo, generando una rete di solidarietà che ha coinvolto realtà locali e persino istituzioni senegalesi. Pochi giorni fa, infatti, in Valdichiana è giunto in visita il sindaco di Dakar, Abass Fall, interessato a conoscere da vicino l’esperienza di questo connubio tra sport e formazione.

Non meno significativo l’incontro con Gioele Meoni, figlio del compianto Fabrizio: un legame simbolico che unisce Castiglion Fiorentino, Dakar e il ricordo di chi ha lasciato un’impronta indelebile nello sport e nella comunità. «Forse un giorno realizzeremo insieme un progetto comune» confida Bebeto.

L’attuale sostegno istituzionale ha permesso a Bebeto di affittare un campo da allenamento, ma l’obiettivo è più ambizioso: realizzare una struttura propria, interamente dedicata ai ragazzi, che non dipenda da canoni o concessioni temporanee.

«Voglio un centro tutto mio, che sia un punto stabile per i giovani. Non smetto di crederci e so che, prima o poi, ci riuscirò» afferma con determinazione.

Il percorso di Bebeto è dunque molto più di una carriera sportiva: è la dimostrazione di come lo sport possa trasformarsi in uno strumento educativo e sociale, capace di unire territori lontani e di costruire ponti di solidarietà.

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Last modified: Ottobre 2, 2025
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