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Cinghiali in calo, agricoltura più tutelata ma cresce l’allarme sicurezza stradale. Parte la stagione di caccia in provincia di Arezzo

Arezzo (giovedì, 2 ottobre 2025) — Il paesaggio rurale aretino, da sempre segnato dalla convivenza tra attività agricole e fauna selvatica, sta attraversando una fase di cambiamento significativo. La popolazione dei cinghiali, a lungo considerata eccessiva e fonte di danni ingenti alle colture, registra oggi un calo tangibile. Questo fenomeno ha avuto un impatto positivo per il mondo agricolo, con un dimezzamento delle richieste di risarcimento, ma apre scenari inattesi: gli ungulati, meno numerosi nei campi, sono sempre più presenti sulle strade e nelle aree urbanizzate, aumentando rischi, disagi e incidenti.

Giovanni Giusti, presidente dell’Ambito Territoriale di Caccia 1 (che comprende Arezzo, Valdarno, Valdichiana e Casentino), sintetizza con una battuta eloquente la nuova situazione: “I cinghiali sono diminuiti, ma si trovano nei posti sbagliati”.

di Alice Grieco

Con l’inizio di ottobre si apre ufficialmente la stagione della caccia in braccata, una pratica tradizionale e regolamentata che coinvolge aree vocate e non vocate. Nel territorio dell’Atc 1 operano attualmente 53 squadre, per un totale di 2.388 cacciatori iscritti. Un numero che, come evidenzia Giusti, continua a contrarsi di anno in anno, seguendo il trend nazionale che registra una riduzione media del 5% della popolazione venatoria.

Il 2024 ha visto l’abbattimento di 4.542 capi, pari al 70% della quota regionale prevista. Per il 2025 il piano regionale ha fissato un obiettivo ancora più ambizioso: 5.975 capi. Secondo Giusti, tuttavia, tali piani rischiano di risultare sovradimensionati, alla luce del calo effettivo della specie.

Il calo della presenza dei cinghiali è confermato anche dai dati economici. Nel 2024 gli agricoltori presentarono all’Atc 248 pratiche di indennizzo per danni alle colture, per un ammontare complessivo di circa 300 mila euro. Quest’anno, invece, le richieste si sono fermate a 88, con una previsione finale intorno alle 120 pratiche: un abbattimento consistente sia in termini quantitativi sia di valore economico.

Le cause della riduzione della specie sono molteplici: la pressione predatoria del lupo, la minore disponibilità di alimenti naturali negli habitat boschivi, il calo fisiologico della riproduzione e, non da ultimo, l’azione dei piani di contenimento e delle attività venatorie.

Il controllo della popolazione di cinghiali non si limita alle battute di caccia stagionali. L’articolo 37 della normativa regionale consente interventi mirati per il contenimento della specie durante tutto l’anno, con modalità che vanno dalla caccia in squadra all’appostamento. A queste si aggiunge la possibilità, per i cacciatori specializzati, di operare anche nelle aree non vocate, previa comunicazione all’Atc con almeno 48 ore di anticipo.

Se i danni agricoli si riducono, cresce invece la preoccupazione legata alla sicurezza stradale e urbana. Sempre più spesso sui social circolano immagini di cucciolate che attraversano strade trafficate o si insediano nelle aree periferiche di paesi e città. Episodi recenti a Cortona e Castiglion Fiorentino confermano una tendenza che sta diventando problematica: la ricerca di cibo e la fuga dai predatori spingono i cinghiali a sconfinare in contesti antropizzati, con conseguenti incidenti, paure e malcontento.

Sul fronte sanitario resta alta l’attenzione per la peste suina africana, una malattia virale che non colpisce l’uomo ma rappresenta una seria minaccia per gli allevamenti suini. Dopo i primi casi segnalati nella provincia di Lucca, l’allerta è massima anche ad Arezzo, pur non essendo ancora interessata direttamente dal contagio.

Il quadro che emerge è complesso e in evoluzione: la riduzione numerica dei cinghiali rappresenta un sollievo per il comparto agricolo, ma al tempo stesso impone nuove strategie di gestione del territorio e di sicurezza pubblica. La sfida, sottolineano gli operatori del settore, sarà trovare un equilibrio sostenibile tra tutela delle colture, salvaguardia della biodiversità e protezione della comunità locale.

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Last modified: Ottobre 2, 2025
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