Arezzo (venerdì, 10 aprile 2026) — La febbre è salita rapidamente, fino a trasformarsi in un vero e proprio entusiasmo collettivo. A meno di due settimane dal debutto, lo spettacolo “Dio, Sagra e Famiglia / Figli del trentennio avanzista”, in programma sabato 11 aprile all’Auditorium Caurum Hall, ha già registrato il tutto esaurito. Un segnale chiaro: il ritorno degli Avanzi di Balera non è soltanto atteso, è desiderato.
di Alice Grieco
Nella cornice di Arezzo, la serata si preannuncia come un appuntamento capace di andare oltre il semplice intrattenimento. A sottolinearlo è stato Alessandro Artini, presidente della biblioteca cittadina, che ha richiamato il valore più ampio della cultura: non solo libri e studio, ma anche momenti in cui una comunità riflette su se stessa, riconoscendosi e rafforzando la propria identità. In questo senso, il trio aretino rappresenta da anni un punto di riferimento, capace di raccontare il territorio con ironia e profondità.
Anche Pier Luigi Rossi, intervenuto per la Fondazione Guido d’Arezzo, ha posto l’accento sul linguaggio, elemento distintivo della comicità degli Avanzi. Il dialetto aretino, ha spiegato, è il risultato di un intreccio di idiomi provenienti da diverse vallate e influenze storiche, rimasto autentico nel tempo. Ed è proprio questa lingua, filtrata attraverso la satira del trio, a diventare espressione di intelligenza e identità locale.
A quasi trent’anni dal debutto, avvenuto nel 1996, gli Avanzi di Balera tornano insieme per una serata che ha già il sapore dell’evento storico. Il pubblico ha risposto con entusiasmo immediato, confermando il legame profondo tra i tre artisti e la loro città.
Non mancherà anche una sorpresa per gli spettatori: ciascun partecipante riceverà una copia del volume “Aretini fori de l’orbita”, curato da Francesco Maria Rossi. Più che un semplice omaggio, si tratta di un’opera corale che raccoglie contributi di studiosi e autori locali, offrendo una chiave di lettura originale della comicità “avanzista” e della cultura aretina.
Promosso da istituzioni culturali e realtà del territorio, l’evento punta a ripercorrere decenni di trasformazioni sociali e tradizioni, restituendo sul palco quello stile unico che mescola leggerezza e riflessione.
E gli stessi protagonisti, Francesco Maria Rossi, Alessandro Lisi e Santi Cherubini, raccontano il ritorno con il loro consueto tono ironico. Dopo quindici anni lontani dalle scene insieme, la domanda è semplice: “dove eravamo rimasti?”. La risposta, invece, ha il sapore di una chiamata popolare: “ce lo hanno chiesto i cittadini”. Una battuta che, come sempre, gioca sul confine tra satira e realtà, cifra distintiva di un trio che continua a far ridere — e pensare — da generazioni.
Last modified: Aprile 10, 2026


