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2 agosto 1980: la tragedia di Roberto Procelli e la strage di Bologna

Bologna (sabato, 2 agosto 2025) — Il 2 agosto 1980, alle 10:25, un orologio fermo segnò per sempre l’ora della più terribile strage nella storia italiana recente: la bomba esplosa nella sala d’attesa della stazione centrale di Bologna, che provocò 85 vittime e oltre 200 feriti. Tra quei nomi c’è anche quello di Roberto Procelli, giovane di soli 21 anni, che quel giorno si trovava accanto a una cabina telefonica a gettoni, pronto a chiamare i suoi genitori per annunciare il suo ritorno a casa.

di Alice Grieco

Roberto, militare di leva, attendeva il treno per Arezzo con la mente rivolta a San Leo di Anghiari, piccolo borgo della Valtiberina dove il padre Rinaldo lo avrebbe accolto come sempre con l’auto, pronto a riportarlo a casa. Diploma da ragioniere, una fidanzata, una domanda di lavoro presentata alla Motorizzazione, e un’opportunità di impiego già promessa in azienda: tutto ciò che il giovane amava e sperava è stato brutalmente cancellato da quell’atto di terrorismo che segnò una delle pagine più nere dell’Italia, vittima di una feroce strategia della tensione che avvelenava la società e la politica del Paese.

La famiglia Procelli, emigrata per anni in Svizzera e tornata nella Valtiberina per ricostruirsi una vita, si trovò a vivere un dolore immenso. La madre, Elda, che ha mantenuto per tutta la vita intatta la camera di Roberto a San Leo, custode di ricordi e oggetti preziosi: l’orsacchiotto dell’infanzia, i vestiti, la lampada che il ragazzo stava costruendo, i libri e le scarpette da calcio, con la bandiera tricolore che avvolse il feretro al funerale, simbolo di un’Italia ferita nel profondo.

Il padre Rinaldo, scomparso nel 2003, e la madre Elda, morta nel 2014, non trovarono mai risposte definitive alle atroci domande che tormentavano il loro cuore: “Perché? Chi ha voluto questo?” I lunghi processi che si sono susseguiti negli anni hanno consegnato una verità giudiziaria con nomi, cognomi e mandanti, alcuni dei quali emersi solo di recente. Tra loro anche Licio Gelli, il capo della Loggia P2, la cui influenza e oscure trame hanno segnato quel periodo storico, sebbene fosse già morto quando la sentenza è stata emessa.

La vicenda dei Procelli racconta non solo la brutalità di un evento terroristico, ma anche la resilienza di una famiglia e di una comunità che ha cercato di mantenere vivo il ricordo di Roberto e di tutte le vittime innocenti. Mamma Elda, con dignità e tenacia, ha affrontato il dolore senza mai poter perdonare gli assassini del figlio: “Non provo odio, ma non riesco a perdonare. Chi ha fatto del male deve pagare”, diceva, aggrappata alla fede e alla speranza di giustizia divina.

Nel paese di Anghiari, dove Roberto era cresciuto, ogni anno si rinnova la memoria: il campo sportivo e una strada portano il suo nome, e con il Comune si organizzano cerimonie solenni per non dimenticare. Quest’anno, il 2 agosto 2025, il ricordo sarà celebrato con una messa al cimitero alle 19, seguita alle 21 dalla proiezione di un documentario con immagini inedite e dalla premiazione di una borsa di studio dedicata a Roberto, accompagnata dal concerto “Riccardo Marasco” con Silvio Trotta.

I nipoti di Roberto, Walter e Giancarlo, portano avanti la testimonianza di verità e memoria, continuando a raccontare ai giovani la storia di quella strage, affinché non venga mai più dimenticata. Entrambi hanno vissuto il dramma in modi diversi: Walter, anch’egli militare all’epoca, ricorda lo shock e il dolore davanti alle vittime, mentre Giancarlo custodisce gelosamente i ricordi di un cugino che avrebbe potuto vivere una vita normale, spezzata da un ordigno piazzato con la volontà di seminare terrore e destabilizzazione in Italia.

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Tag: , , Last modified: Agosto 2, 2025
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