Arezzo (venerdì, 5 dicembre 2025) — Ad Arezzo, il rinnovo degli abbonamenti per il parcheggio Baldaccio si sta trasformando in un’odissea per chi non vuole o non può utilizzare applicazioni mobili. Le nuove modalità, infatti, obbligano gli utenti a collegare l’abbonamento a uno smartphone e a una carta di credito, trasformando un semplice diritto – quello di usufruire di un parcheggio pubblico a pagamento – in un percorso pieno di ostacoli e disagi.
di Alice Grieco
È il caso di un cittadino che si è trovato intrappolato in un labirinto burocratico: Atam, gestore del parcheggio e titolare dell’applicazione, non risulta più incaricata del rinnovo degli abbonamenti, mentre l’Ufficio turistico in piazza Stazione, deputato alla procedura, ha orari incompatibili con quelli lavorativi. Solo dopo ripetute insistenze sul diritto a non usare l’app, è stata proposta una soluzione temporanea basata sulla lettura automatica della targa. Ma anche questa alternativa presenta limiti: uscire oltre un certo orario impedisce il corretto funzionamento della lettura della targa e non consente il pagamento della differenza presso le casse automatiche, con il rischio di finire in una “black list” che blocca l’accesso fino al pagamento in ufficio, chiuso nelle ore serali.
Per molti utenti, l’unica soluzione resta un atto umiliante: contattare il personale Atam dalla colonnina della cassa automatica e richiedere la rimozione dalla lista, sotto gli sguardi di chi attende in fila.
Il risultato è evidente: chi sceglie di non possedere uno smartphone si trova escluso da un servizio pubblico, una condizione che solleva interrogativi sul rispetto della libertà di scelta e sull’inclusione sociale. Una problematica che, secondo gli utenti, rischia di trasformare un diritto civico in una gabbia digitale.
Last modified: Dicembre 5, 2025


