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Oreficeria italiana: dopo un 2024 da record, il 2025 si apre con segnali di rallentamento

Arezzo (giovedì, 17 luglio 2025) — Dopo un anno straordinario per l’industria orafa nazionale, il 2025 inizia con un rallentamento che getta ombre sull’andamento dell’intero comparto. Secondo le più recenti elaborazioni condotte dal Centro Studi di Confindustria Federorafi sui dati ISTAT, nei primi tre mesi dell’anno in corso le esportazioni italiane di gioielleria, argenteria e oreficeria hanno subito una contrazione del 9,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, fermandosi a poco più di 3,35 miliardi di euro. Il dato, pur mantenendosi su volumi ancora significativi, segnala un’inversione di tendenza che merita un’attenta riflessione.

di Alice Grieco

A pesare maggiormente sulla flessione sono stati due mercati fondamentali per la gioielleria italiana: la Turchia e gli Stati Uniti. In particolare, Ankara – che aveva registrato nel 2024 un incremento fuori scala – segna ora una diminuzione superiore al 40%, confermando il carattere eccezionale e poco sostenibile del boom dell’anno precedente. Anche gli Stati Uniti, da sempre un riferimento per l’export tricolore del lusso accessibile, segnano un calo importante del 9,4%.

Tuttavia, non mancano segnali incoraggianti in altri scenari internazionali: gli Emirati Arabi Uniti mostrano un incremento del 10,7%, seguiti dalla Svizzera (+14,7%), dalla Francia (+8,9%) e da Hong Kong (+7,1%). Questi mercati, sebbene dinamici, non sono tuttavia in grado – almeno per ora – di compensare le perdite registrate oltreoceano. Ancora più evidente risulta il rallentamento se si analizzano i volumi fisici esportati: il numero complessivo di pezzi venduti all’estero nel primo trimestre 2025 è infatti diminuito del 22,4%.

A livello territoriale, la provincia di Arezzo mantiene il primato nazionale per valore delle esportazioni nel settore orafo, contribuendo con oltre 1,4 miliardi di euro, pari al 41,3% del totale nazionale. Tuttavia, anche qui si registra una marcata contrazione: -22,8% rispetto al primo trimestre 2024. Il calo è da ricondurre in gran parte alla brusca riduzione degli scambi con la Turchia, partner chiave per l’industria aretina.

Vicenza, seconda per quota di export, mostra segnali di vitalità con una crescita del 5%, arrivando a 650,2 milioni di euro e rappresentando il 18,9% del totale. Seguono Alessandria, con una lieve flessione del 14,4% e una quota del 12,1%, e Milano, che crolla del 32,1%, scendendo al quarto posto. A sorprendere positivamente è Torino, che registra un’esplosione del proprio export orafo con un +421,2%, contribuendo per il 6% al dato complessivo nazionale, grazie probabilmente a nuove sinergie commerciali e a una rinnovata proiezione internazionale delle imprese locali.

Claudia Piaserico, presidente di Confindustria Federorafi, interviene con toni misurati ma determinati: “Il rallentamento registrato nel primo trimestre era previsto, ma la vera preoccupazione riguarda l’impatto che avranno le misure tariffarie statunitensi introdotte a partire dal primo agosto. Il dazio aggiuntivo del 30% rischia di compromettere definitivamente la competitività della nostra gioielleria sul mercato americano, in particolare per quella fascia media che ha trainato l’export negli ultimi anni.”

Piaserico invita a non sopravvalutare i segnali positivi provenienti dai mercati europei o mediorientali: “Non potranno sostituire il volume e la qualità della domanda statunitense. Un ribilanciamento dei flussi richiederà tempo, visione strategica e strumenti adeguati da parte del sistema Paese.”

Sul fronte interno, la presidente sottolinea che la situazione occupazionale resta per ora stabile: “Non si registrano aumenti preoccupanti della cassa integrazione, anche se l’occupazione ha smesso di crescere. Resta cruciale la partita del rinnovo contrattuale e della gestione del ricambio generazionale, per garantire sostenibilità al settore nel medio e lungo periodo.”

Guardando al futuro, Federorafi ribadisce la necessità di puntare su una diversificazione geografica dell’export, rafforzando la presenza in mercati meno battuti ma ad alto potenziale, come l’Africa e alcune aree emergenti dell’Europa orientale. “Occorre proteggere il valore del Made in Italy – spiega Piaserico – che non può essere replicato o delocalizzato. La nostra forza sta nell’identità culturale e manifatturiera dei nostri distretti, che vanno supportati con politiche di sistema”.

Per quanto riguarda il mercato statunitense, l’approccio sarà quello della resilienza: consolidamento dei rapporti con la grande distribuzione, strategie di fidelizzazione del cliente finale e pressione politica per una maggiore stabilità normativa e commerciale.

L’appuntamento clou per misurare la reattività del comparto sarà rappresentato dalla prossima edizione di Vicenzaoro, in programma a settembre. Un evento che, oltre a offrire una vetrina di rilevanza globale, rappresenterà un momento cruciale per verificare la capacità delle aziende italiane del gioiello di reagire a un contesto internazionale sempre più instabile e competitivo.

Se l’Italia saprà difendere il proprio patrimonio di creatività, qualità e tradizione, puntando sull’innovazione e su una visione internazionale consapevole, potrà trasformare le difficoltà attuali in una nuova occasione di rilancio per il settore orafo.

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Tag: , , Last modified: Luglio 17, 2025
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