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Olmo diviso tra sicurezza e memoria: la vicenda dei pini secolari davanti alla chiesa

Olmo – Arezzo (mercoledì, 3 settembre 2025) – Ad Olmo, lungo il traffico incessante della Statale 71, il dibattito non si concentra questa volta sulla velocità delle auto che attraversano il centro abitato, ma su un tema diverso, che intreccia sicurezza, identità e memoria collettiva. A far discutere la comunità non è il rettilineo pericoloso, bensì i grandi pini che da decenni vegliano sul margine della strada, proprio di fronte alla chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio.

di Alice Grieco

Il parroco, don Gianfranco Cacioli, guida spirituale della parrocchia dal 2019, ha annunciato durante la messa del 24 agosto la decisione di procedere all’abbattimento di quattro alberi, due pini marittimi e due non marittimi, giudicati instabili e pericolosi. Una scelta che ha subito diviso i fedeli e i residenti: da una parte chi vede nella rimozione un atto di tutela della comunità, dall’altra chi interpreta il taglio come una perdita irreversibile del paesaggio e della memoria storica del paese.

Don Gianfranco non nasconde il proprio dispiacere: «Abbattere alberi così grandi non è una scelta che si prende a cuor leggero – spiega – ma sarebbe infinitamente peggio se uno di essi crollasse causando danni o, peggio, vittime».
A supportare la decisione vi sono un’autorizzazione comunale e la relazione tecnica di un agronomo, che ha diagnosticato gravi problemi di stabilità. Durante un sopralluogo, infatti, gli esperti hanno mostrato come, nonostante l’apparenza esterna verde e vigorosa, all’interno i tronchi presentino malattie e cavità.

La preoccupazione del parroco è tangibile anche nel ricordo della bomba d’acqua del 17 agosto: «Pregavo alla finestra che i pini resistessero – racconta –. Per fortuna non è accaduto ciò che si è visto a Milano Marittima poco dopo, con alberi abbattuti dal vento». E mentre parla, indica la fermata dell’autobus situata proprio sotto uno dei pini incriminati: «Basta un colpo di vento, e il rischio di una tragedia sarebbe concreto».

Nonostante la razionalità delle argomentazioni, una parte della popolazione di Olmo non condivide la scelta. Alcuni parrocchiani sostengono che il percorso decisionale sia stato troppo rapido, senza un adeguato coinvolgimento della comunità: «Questi pini sono qui da secoli e hanno resistito a tempeste e intemperie. Possibile che oggi siano diventati un pericolo? Non sarebbe stato meglio chiedere altri pareri e valutare soluzioni alternative?».

Il sentimento comune tra i contrari è quello della perdita di un simbolo: gli alberi non sono percepiti solo come vegetazione, ma come elementi identitari che hanno accompagnato generazioni, offrendo ombra, memoria e un senso di continuità con il passato.

I lavori sono già in corso, ma si tratta di un’operazione complessa: l’abbattimento di pini di simili dimensioni richiede il taglio progressivo dei rami e, in alcuni casi, la temporanea chiusura della strada. Don Gianfranco ha anche fatto sapere che sarà la parrocchia a farsi carico delle spese.

Il caso dei pini di Olmo apre un tema più vasto che riguarda molti piccoli centri italiani: la convivenza tra la necessità di tutelare la sicurezza pubblica e la volontà di conservare il paesaggio storico e naturale. Gli alberi monumentali, pur essendo parte integrante della memoria collettiva, con il tempo possono trasformarsi in fattori di rischio. La sfida è dunque quella di trovare un equilibrio tra tutela, prevenzione e valorizzazione, evitando che le decisioni arrivino “a cose fatte”, come lamenta una parte della comunità.

Olmo si trova oggi davanti a un bivio: proteggere la sicurezza immediata o difendere il proprio patrimonio verde, simbolico e affettivo. Una scelta che, al di là dei pini da abbattere, solleva interrogativi più ampi su come gestire la relazione tra natura, storia e comunità.

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Tag: , , Last modified: Settembre 3, 2025
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