Arezzo (giovedì, 27 novembre 2025) — Il bilancio 2024 del Centro Antiviolenza Pronto Donna restituisce un quadro in crescita delle richieste di aiuto e conferma la natura prevalentemente intrafamiliare della violenza. Nel corso dell’anno sono state 435 le donne che si sono rivolte al CAV, di cui il 74,25% (323 utenti) lo ha fatto per la prima volta.
di Alice Grieco
Il servizio ha operato attraverso la sede centrale, aperta cinque giorni a settimana, e il Punto di Ascolto di Foiano della Chiana.
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’associazione ha diffuso una lettura complessiva del fenomeno, ribadendo un messaggio chiaro: la violenza non è un’eccezione, ma una realtà trasversale che riguarda tutte le fasce d’età, sempre più spesso anche le più giovani. Da qui l’importanza del lavoro nelle scuole, ritenuto strategico per la prevenzione.
«La violenza contro le donne è un problema collettivo» afferma la presidente Ursula Armstrong, ricordando il ruolo quotidiano del CAV nel sostenere le donne che decidono di interrompere il silenzio. Un percorso che richiede la collaborazione delle istituzioni, della comunità e del sistema educativo per creare una cultura capace di contrastare ogni forma di abuso.
Il profilo delle donne accolte
Come spiega la direttrice Elisa Serafini, il fenomeno colpisce in modo trasversale: le fasce d’età più rappresentate sono quelle 40-49 anni (26%) e 30-39 anni (25%), seguite dalle donne 50-59 anni (16,09%), dalle giovani 18-29 anni (15,63%), da coloro tra 60 e 69 anni (5,75%), dalle over 70 (5,52%) e dalle minorenni (0,69%).
La maggior parte delle donne è di nazionalità italiana (65,52%).
La violenza è agita soprattutto all’interno delle relazioni affettive: il 48,28% la subisce dal partner attuale, percentuale che sale al 71,95% includendo gli ex. A conferma che il luogo più rischioso resta la casa.
Molto alta anche la presenza di figli e figlie coinvolti: 495 minori e adulti, l’80% dei quali minorenni, testimoni o vittime dirette.
Le forme della violenza
Il dato trasversale più evidente riguarda la violenza psicologica, sempre presente e rilevata come primaria nel 49,43% dei casi. Seguono la violenza fisica (40,23%), quella economica (12,64%), lo stalking (8,97%), la violenza sessuale (3,91%) e il mobbing (2,07%).
La vulnerabilità economica emerge come fattore determinante: il 30% delle donne non ha autonomia finanziaria e la violenza economica rappresenta una delle cause principali che impedisce di uscire dalla relazione abusante.
La durata del maltrattamento è spesso pluriennale: solo il 4,37% arriva al centro dopo un episodio isolato, smentendo la narrativa del “raptus”.
Il ruolo della rete e il percorso di uscita
I numeri confermano il ruolo fondamentale della rete di servizi: il 74,71% delle donne entra in contatto con forze dell’ordine, servizi sociali o sanitari.
Quasi la metà delle donne che si rivolge al CAV (48,51%) non ha ancora sporto denuncia. La denuncia, sottolinea l’associazione, è un punto di arrivo e non una precondizione per accedere all’aiuto. Soltanto il 6,17% di chi denuncia decide poi di ritirare la querela, dato che evidenzia l’importanza del sostegno istituzionale lungo tutto il percorso.
Accoglienza: case rifugio e seconde accoglienze
Nel 2024 la Casa Rifugio, struttura a indirizzo segreto, ha ospitato 8 donne, metà italiane e metà straniere, con un’età media di 52 anni. Il 25% di loro è arrivato con figli minori. Nessuna, al termine del percorso, ha potuto fare rientro in sicurezza nella propria abitazione:
- 3 donne sono state trasferite nelle case di seconda accoglienza,
- 2 hanno trovato una parziale autonomia tramite reti familiari o lavorative,
- 1 ha abbandonato il percorso tornando ai propri familiari.
Le case di seconda accoglienza hanno ospitato 6 donne, di età compresa tra 31 e 67 anni. Solo una è riuscita a rientrare in sicurezza nella propria casa, mentre altre hanno trovato nuove soluzioni abitative o forme di autonomia sostenuta. Una donna, invece, è purtroppo rientrata dal maltrattante.
Il quadro delineato dal CAV Pronto Donna parla di un fenomeno radicato, che richiede risposte coordinate, continuità di intervento e un forte investimento culturale. La rete di protezione esiste
Last modified: Novembre 27, 2025

