Valdichiana (giovedì, 26 febbraio 2026) — La Valdichiana aretina guarda alla diga di Diga di Montedoglio come a una leva strategica per assicurare continuità produttiva e sostenibilità all’agricoltura del territorio. Le piogge abbondanti dei primi due mesi del 2026 – oltre 200 millimetri complessivi – e portate fluviali superiori alla media stagionale hanno offerto una tregua, ma non hanno cancellato le preoccupazioni legate a stagioni sempre più calde e irregolari.
di Alice Grieco
Dal cuore della Valdichiana, a Castiglion Fiorentino, arriva così un nuovo appello che unisce innovazione agricola e gestione delle risorse idriche. Nelle serre dell’azienda agricola Peruzzi si coltivano fragole, zucchine, broccoli, insalate e numerosi ortaggi con tecniche avanzate, improntate al risparmio idrico e al controllo qualitativo. Un modello produttivo che punta sulle colture fuori suolo, riducendo sprechi e ottimizzando ogni litro d’acqua utilizzato.
Proprio da questa realtà imprenditoriale si leva una richiesta chiara: poter accedere all’acqua di Montedoglio. L’invaso – il più grande dell’Italia centrale – dispone attualmente di circa 129 milioni di metri cubi destinati a uso irriguo e idropotabile, grazie anche alle precipitazioni e alle nevicate di inizio anno. Una disponibilità che, secondo i dati forniti dall’Ente Acque Umbre Toscane, consentirebbe di affrontare l’estate anche in caso di siccità, dopo alcuni rilasci preventivi effettuati nei mesi scorsi.
Per le aziende agricole della zona, tuttavia, la questione non è solo quantitativa ma anche qualitativa. L’acqua dell’invaso presenta caratteristiche di conducibilità più adatte alle colture fuori suolo rispetto a quella prelevata dai pozzi, che spesso richiede trattamenti correttivi prima dell’utilizzo. In un contesto di cambiamenti climatici e costi crescenti, la qualità della risorsa idrica diventa un fattore competitivo determinante.
Last modified: Febbraio 26, 2026


