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Serse Cosmi incanta Arezzo: tra emozioni, memoria e visione del calcio futuro

Arezzo (giovedì, 17 luglio 2025) – Un ritorno che ha il sapore dell’emozione autentica e della memoria condivisa: Serse Cosmi, volto iconico del calcio italiano, è stato protagonista di una serata intensa e partecipata presso il Roof Garden dell’Hotel New Energy-Valdichiana. L’occasione è stata offerta dalla rassegna “I Protagonisti del Calcio si raccontano”, costola del più ampio e ambizioso progetto culturale del Festival del Calcio Italiano, pensato per restituire al calcio il suo valore umano, narrativo ed educativo.

di Alice Grieco

A moderare l’incontro, la giornalista del Corriere di Arezzo, Francesca Muzzi, che ha saputo condurre con sensibilità e profondità un dialogo a tutto campo con l’allenatore umbro. Non si è trattato di una semplice intervista, ma di un vero e proprio viaggio tra esperienze vissute, riflessioni acute e temi di grande attualità. Dalla questione della rappresentanza LGBTQ+ nel mondo del calcio – “Ci sono sempre stati, è una realtà. L’anomalia è ignorarla” ha sottolineato Cosmi – al valore dell’umanità e dell’autenticità nei rapporti professionali e personali.

Durante la serata, Cosmi ha ripercorso con straordinaria lucidità e partecipazione emotiva il suo percorso professionale, dagli inizi sulla panchina della Pontevecchio fino alla più recente esperienza all’estero con il Rijeka. Tuttavia, i passaggi più sentiti hanno riguardato le sue esperienze con Perugia e Arezzo, città che rappresentano non solo tappe fondamentali nella sua carriera, ma luoghi simbolici di un legame profondo e mai interrotto.

Ad Arezzo, in particolare, Serse Cosmi ha scritto una pagina importante della storia sportiva locale, guidando la squadra a una doppia promozione – dalla Serie D alla Serie C1 – e sfiorando l’approdo in Serie B. “Arezzo mi ha introdotto in un mondo che non conoscevo,” ha dichiarato con gratitudine, “dove il valore di una maglia contava più della categoria”. Un trampolino verso palcoscenici più ampi, certo, ma anche una scuola di umanità, dove il calcio era ancora un’esperienza collettiva e profonda.

Il racconto si è esteso anche all’analisi del calcio contemporaneo, che Cosmi osserva con spirito critico ma mai nostalgico. “Oggi gli staff tecnici sono immensi, persino in Prima Categoria. I procuratori dettano spesso le linee, e questo ha cambiato la natura del mestiere. L’evoluzione, però, non è sempre sinonimo di progresso”. Con il suo stile diretto e autentico, Cosmi ha ribadito l’importanza della formazione dal basso, lanciando una provocazione rivolta agli ex calciatori che intraprendono la carriera da allenatore: “Dopo i corsi federali, due anni obbligatori nei settori giovanili o nelle categorie dilettantistiche. Solo dopo si potrà parlare di Serie A”.

Una visione meritocratica e formativa, che trova fondamento nell’esperienza concreta e nella convinzione che il valore di un tecnico non si costruisca nei salotti televisivi, ma sui campi di periferia.

Non solo calcio. Cosmi ha condiviso con il pubblico anche la sua nuova avventura teatrale, raccontando come sia nato lo spettacolo Solo Coppi temo, progetto che porta in giro per l’Italia con crescente successo. “Il teatro mi restituisce le stesse sensazioni della panchina: l’adrenalina, la tensione, la paura prima di entrare in scena. Ma soprattutto, il contatto vivo con il pubblico. È un’emozione autentica, che ti mette a nudo”. Un’esperienza che, come ha confidato, spera presto di poter condividere anche con la sua Arezzo.

Uno dei momenti più toccanti della serata è stato il ricordo, struggente e sincero, di Lauro Minghelli, ex calciatore aretino scomparso prematuramente a causa di una grave malattia. Cosmi, con voce spezzata dall’emozione, ha rievocato il ragazzo e l’uomo, sottolineando quanto il legame tra calciatore e allenatore possa trascendere il campo da gioco. “Lauro era speciale. La Curva Sud che porta il suo nome è una testimonianza eterna di ciò che ha lasciato, dentro e fuori dallo stadio.” Un lungo, rispettoso silenzio ha avvolto la sala, trasformando quel momento in un frammento di memoria collettiva.

L’incontro con Serse Cosmi si è rivelato un affresco intenso e appassionato, in cui il calcio è stato mezzo e non fine: strumento per esplorare i temi dell’identità, del cambiamento, della resilienza. “Due ore di verità, intensità e condivisione,” ha commentato Donato Alfani, organizzatore del Festival, “Cosmi rappresenta l’uomo prima dell’allenatore. Leggere il suo libro L’Uomo del Fiume o ascoltarlo dal vivo è immergersi in un racconto profondo e attuale. In un calcio sempre più legato alla prestazione, la sua umanità è un bene raro”.

Quella di lunedì non è stata una semplice conferenza, ma un abbraccio tra sport, cultura e coscienza civile. Un racconto umano, costruito sulla forza delle emozioni, capace di unire generazioni e sensibilità diverse. E Arezzo, ancora una volta, si è stretta intorno a uno dei suoi figli più amati.

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Tag: , , Last modified: Luglio 17, 2025
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