Pratovecchio Stia – Arezzo (sabato, 23 agosto 2025) — Un gesto definito “simbolico”, compiuto da due professioniste della sanità all’interno della Casa della Salute di Pratovecchio Stia, ha scatenato un’ondata di polemiche sui social e nel dibattito politico nazionale. Protagoniste della vicenda la dottoressa Rita Segantini e l’infermiera Giulia Checcacci, che in un video diffuso nella giornata di ieri si sono riprese mentre gettavano in un cestino alcune confezioni di prodotti farmaceutici appartenenti a un’azienda israeliana.
di Alice Grieco
Nel filmato, girato con indosso il camice bianco e in un ambiente riconoscibile come quello della struttura sanitaria pubblica, si vedono le due donne barrare delle scritte sulle scatole per poi disfarsene. L’immagine ha immediatamente suscitato forti reazioni, non solo tra gli utenti dei social network ma anche sul piano politico e istituzionale.
Poche ore più tardi, la dottoressa Segantini e l’infermiera Checcacci hanno diffuso un secondo video, questa volta in tono visibilmente contrito. Sedute a un tavolo, con davanti le confezioni utilizzate nella precedente registrazione, hanno spiegato che si trattava esclusivamente di un’azione dimostrativa.
“Il nostro intento era unicamente simbolico, un gesto rivolto alla pace e non contro nessuno” hanno dichiarato. Le scatole mostrate, hanno precisato, non contenevano farmaci salvavita come inizialmente ipotizzato, bensì campioni gratuiti di integratori di sodio e potassio, insieme a salviette. “Non li butteremmo mai via davvero – hanno aggiunto – perché sappiamo che non è il corretto smaltimento. Il video è stato registrato dopo la conclusione della nostra attività lavorativa, non durante l’orario di servizio”.
La direzione della Asl Toscana Sud Est è intervenuta con una nota ufficiale, prendendo le distanze dall’iniziativa e annunciando accertamenti:
“Le riprese realizzate all’interno della Casa di Comunità di Pratovecchio Stia non erano state autorizzate né condivise con l’azienda. Ci siamo già attivati per ricostruire con precisione i fatti e ci riserviamo di adottare ogni misura utile alla tutela dell’immagine dell’ente e del personale che quotidianamente opera con professionalità e dedizione”.
La Asl ha inoltre precisato che le due protagoniste non sono entrambe dipendenti dirette: la dottoressa è un medico di medicina generale, mentre l’infermiera è alle dipendenze di una cooperativa convenzionata.
Il caso ha assunto rapidamente rilievo politico. Deborah Bergamini, deputata e vicesegretaria nazionale di Forza Italia, ha commentato:
“Al di là della natura simbolica del gesto, l’episodio assume una gravità evidente. Si tratta di un messaggio che può essere interpretato come un invito al boicottaggio di Israele. Chi opera nella sanità deve mettere al primo posto la tutela della salute, senza lasciarsi trascinare da pulsioni ideologiche. È indispensabile che Asl e autorità competenti chiariscano l’accaduto e assumano provvedimenti adeguati, perché è in gioco la fiducia dei cittadini verso i professionisti che li assistono”.
Sulla stessa linea Elisa Tozzi, consigliera regionale di Fratelli d’Italia, che ha parlato di “gesto tanto folle quanto grave”, sottolineando come la Toscana abbia registrato, nei primi mesi del 2025, un incremento della spesa farmaceutica superiore al 5%, pari a circa 90 milioni di euro:
“Compromettere la fiducia dei pazienti e la tutela della loro salute per portare avanti una campagna ideologica è inaccettabile. Le battaglie politiche non devono entrare negli ospedali. Mi auguro provvedimenti esemplari da parte della Regione e dell’Asl”.
L’episodio solleva interrogativi delicati sul confine tra espressione personale e responsabilità professionale nel settore sanitario. Se da un lato le due operatrici hanno ribadito che non vi era alcuna volontà di compromettere cure o terapie, dall’altro la scelta di girare un video a carattere politico all’interno di una struttura pubblica e con indosso la divisa sanitaria ha amplificato la percezione di inopportunità.
Il dibattito resta aperto: gesto ingenuo e mal interpretato o atto politicamente orientato compiuto in un contesto inadeguato? Quel che è certo è che la vicenda ha messo in luce, ancora una volta, quanto sia sottile la linea di separazione tra attivismo individuale e responsabilità istituzionale quando a essere coinvolti sono operatori della salute pubblica.
Tag: farmaci israeliani, medicine, teva Last modified: Agosto 23, 2025


