Arezzo (martedì, 9 settembre 2025) – Nella serata del 5 settembre 2025 Arezzo aveva assistito a un epilogo intenso e carico di simboli: il Quartiere di Porta del Foro si era imposto nella Prova Generale della Giostra del Saracino, dedicata alla memoria di Pier Ferruccio Romualdi, già araldo e magistrato della manifestazione.
di Alice Grieco
I giostratori giallocremisi avevano sfoderato una prestazione impeccabile. Con due centri da 5 punti ciascuno, messi a segno da Giulio Vedovini e Niccolò Scarpini, il quartiere di San Lorentino aveva totalizzato 10 punti, lasciando alle spalle gli avversari e interrompendo così un digiuno che durava da sette anni. La vittoria aveva consegnato ai vincitori il tradizionale trofeo del Piatto e la porchetta, simbolo di questa prova di vigilia, senza necessità di spareggi.
La serata si era sviluppata con una sequenza di carriere che avevano scandito emozioni contrastanti. Porta Crucifera aveva aperto la competizione con un 4 siglato da Niccolò Nassi, risultato poi eguagliato da Sant’Andrea e Santo Spirito grazie a Elia Verni ed Elia Taverni. Nella seconda tornata la tensione era cresciuta: Vedovini aveva piazzato un 5 perfetto, accompagnato al pozzo dal padre Enrico, subito seguito dal pari punteggio di Gianmatteo Marmorini per Porta Crucifera e da Bruni per Sant’Andrea. Più amaro l’esito per Santo Spirito, fermatosi al 4 di Elia Pineschi. Infine era stato il turno di Scarpini, che aveva chiuso il cerchio con un altro centro da 5, sigillando il successo del quartiere giallocremisi.
La Prova Generale 2025 aveva assunto un significato particolare non soltanto per la dedica a Romualdi, figura storica della manifestazione, ma anche perché rappresentava la 60ª edizione della competizione riservata ai non titolari. In questo contesto Porta del Foro, da sempre ultimo nell’albo d’oro, aveva trovato nuovo slancio e alimentato la propria ambizione in vista della Giostra ufficiale del 7 settembre, quando in palio ci sarebbe stata la Lancia d’Oro intitolata a Giovanni Pierluigi da Palestrina.
Il calendario degli appuntamenti giostreschi prevedeva per il giorno successivo la Bollatura dei Cavalli e l’ufficializzazione dei cavalieri chiamati a difendere i colori dei rispettivi quartieri. La sera, come da tradizione, le cene propiziatorie avevano promesso di trasformare Arezzo in un teatro di comunità e attese condivise, preludio alla sfida che davvero contava.
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