Arezzo (giovedì, 21 agosto 2025) — Un tempo il monito rivolto ai bambini era semplice e quasi scherzoso: “Se rompi qualcosa ti buco il pallone”. Oggi, invece, la risposta sembra ridursi a una beffa: “Ti ridono in faccia e poi continuano come se nulla fosse”. È questo il sentimento diffuso tra i residenti che abitano di fronte al parco di via Arno, una piccola area verde che di giorno si presenta come un’oasi serena, ma che di notte si trasforma in un terreno di conflitto.
di Alice Grieco
Alle 11 del mattino la scena è quella di un quadro bucolico: bambini che giocano sotto lo sguardo vigile dei nonni, il sole che illumina i vialetti e l’atmosfera di comunità che il parco dovrebbe rappresentare. Ma lo scenario muta radicalmente con il calare della sera. È in quelle ore che numerosi gruppi di ragazzi si ritrovano a giocare a calcio, spesso con modalità che i residenti definiscono invadenti e pericolose.
«I palloni finiscono in strada, colpiscono auto, finestre, persone», raccontano alcuni abitanti. «Quando chiediamo più attenzione o chiediamo di smettere, ci ignorano». Non mancano episodi più gravi: grondaie danneggiate, avvolgibili rotti, parabrezza incrinati. Tutti danni – denunciano – mai risarciti.
Il parco di via Arno non è un’area qualsiasi. Il campetto è infatti dedicato alla memoria di Francesco Paolucci, noto come “Pau”, tifoso appassionato dell’Arezzo. Un luogo pensato per il gioco, ma che con il tempo ha visto crescere conflitti tra chi lo vive come spazio sportivo e chi lo abita come contesto residenziale.
«Un tempo c’era persino un cartello che vietava di giocare a pallone», ricordano i residenti, «ma oggi sembra impensabile». In effetti, un avviso più recente, collocato all’interno del parco, segnala che – a seguito delle richieste del Consiglio dei bambini – il Comune ha modificato il Regolamento per la tutela del verde pubblico, consentendo ai minori di 12 anni di giocare liberamente con il pallone. La clausola, tuttavia, invita al rispetto di persone, fiori e beni comuni. Regole che, secondo gli abitanti, non vengono osservate. E soprattutto, i ragazzi che frequentano il parco nelle ore notturne appaiono ben più grandi dei 12 anni indicati.
C’è chi racconta di notti insonni per le urla dei giovani oltre la mezzanotte, chi lamenta pallonate ai muri dei condomini, chi riferisce denunce rimaste senza risposta da parte delle istituzioni. «Non ne possiamo più», afferma un residente, «è un problema che va avanti almeno dal 2018 e non si vede una soluzione».
Le testimonianze raccolte delineano una quotidianità difficile: famiglie che evitano di affacciarsi la sera, danni materiali che si ripetono, un senso di impotenza che alimenta frustrazione e rabbia.
Nonostante l’esasperazione, gli abitanti non chiedono la chiusura del parco. Al contrario, molti ribadiscono il valore sociale di quello spazio, soprattutto per i più piccoli. La richiesta principale riguarda invece interventi strutturali: l’innalzamento delle reti di protezione intorno al campetto da calcio, per evitare che i palloni invadano le abitazioni, e un maggiore controllo sugli orari di utilizzo.
«Non vogliamo togliere il gioco ai ragazzi», spiega una residente, «ma serve rispetto reciproco. Una rete più alta e un po’ di educazione civica sarebbero sufficienti per garantire la convivenza».
Il caso del parco di via Arno evidenzia un tema più ampio che attraversa molte città italiane: il delicato equilibrio tra diritto al gioco e diritto alla quiete. Da un lato, i parchi rappresentano spazi vitali di socialità e crescita; dall’altro, la mancanza di regole chiare e di infrastrutture adeguate può trasformare luoghi di comunità in fonti di conflitto.
La vicenda, aperta da anni e ancora senza soluzione, sollecita dunque una riflessione più ampia: quale modello di convivenza urbana vogliamo costruire per le generazioni future?
Tag: calcio notturno, protesta, residenti Last modified: Agosto 21, 2025


