Valdarno (lunedì, 1 settembre 2025) – Sarà una perizia psichiatrica a stabilire se Giuseppina Martin, l’ex dipendente comunale di San Giovanni Valdarno oggi sessantaseienne, fosse pienamente capace di intendere e di volere nella notte tra l’8 e il 9 marzo 2025, quando – secondo l’accusa – avrebbe strangolato con un foulard la madre, Mirella Del Puglia, di 93 anni, nel loro appartamento di via Fermi.
Un atto estremo, consumatosi nel silenzio della camera da letto, che ha scosso l’intera comunità valdarnese e che ora approda a una fase processuale cruciale: il conferimento dell’incarico a uno specialista incaricato di valutare le condizioni psichiche della donna. La decisione spetta al giudice delle indagini preliminari di Arezzo, Claudio Lara, che il prossimo 8 settembre formalizzerà l’assegnazione dell’esame clinico e acquisirà la documentazione sanitaria relativa all’imputata.
di Alice Grieco
La perizia psichiatrica rappresenta un punto dirimente in un procedimento di questa natura. L’eventuale riconoscimento di un vizio di mente, anche parziale, potrebbe incidere profondamente sull’esito del processo, trasformando la valutazione della condotta da un omicidio aggravato a un gesto compiuto sotto l’influenza di un disturbo psichico.
La difesa, guidata dall’avvocata Alessia Ariano, ha chiesto l’esame come incidente probatorio, affinché i risultati abbiano valore di prova in sede dibattimentale. Se, da un lato, la signora Martin – incensurata fino a quel tragico episodio – rischia teoricamente la pena massima prevista dal codice, dall’altro la dimostrazione di uno stato di alterazione mentale al momento del fatto potrebbe mitigare la sua posizione giudiziaria.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gesto omicidiario sarebbe maturato in un contesto di forte esasperazione. La convivenza con la madre ultranovantenne, segnata dall’avanzare di problemi di salute e dai primi sintomi dell’Alzheimer, avrebbe reso la quotidianità sempre più complessa e logorante. La tensione familiare, sommata a uno stress crescente, potrebbe aver rappresentato l’innesco di un atto che, in assenza di un movente economico o patrimoniale, resta altrimenti inspiegabile.
Da marzo, la donna è detenuta presso il carcere di Sollicciano, dove si trova in regime di custodia cautelare. La misura restrittiva è stata confermata perché ritenuta ancora socialmente pericolosa e potenzialmente capace di reiterare reati analoghi. Una richiesta iniziale di arresti domiciliari è stata respinta.
La difesa ha tuttavia segnalato la possibilità di un trasferimento in una comunità terapeutica a Firenze, soluzione che potrebbe consentire una gestione più adeguata delle fragilità psichiche e fisiche della Martin. Nel frattempo, la donna ha manifestato in carcere malesseri, vuoti di memoria e momenti di forte sofferenza, circostanze che saranno anch’esse oggetto di valutazione peritale.
Il fascicolo del pubblico ministero potrà essere definito solo dopo la conclusione della perizia psichiatrica. Tale accertamento sarà determinante per stabilire non solo l’eventuale imputabilità dell’imputata, ma anche la sua pericolosità sociale attuale.
La vicenda, che ha colpito profondamente la comunità toscana, mette in luce un dramma familiare che si è trasformato in tragedia giudiziaria: il rapporto tra una madre anziana, alle prese con i segni dell’Alzheimer, e una figlia logorata dall’assistenza quotidiana, sfociato in un atto estremo che ora la giustizia dovrà valutare con attenzione, tra diritto penale e medicina psichiatrica.
Tag: atto estremo, omicidio, perizia psichiatrica Last modified: Settembre 1, 2025


