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Nuovi dazi statunitensi sui prodotti europei: l’incertezza economica pesa sul distretto orafo aretino

Arezzo (martedì, 15 luglio 2025) — A partire dal prossimo 1° agosto, le nuove misure tariffarie annunciate dagli Stati Uniti – che prevedono l’innalzamento dei dazi doganali al 30% su una vasta gamma di prodotti provenienti dall’Unione Europea – rischiano di innescare gravi ripercussioni sull’economia comunitaria e, in modo particolare, su settori altamente specializzati come quello orafo. La decisione, presentata come risposta al presunto “squilibrio commerciale” tra Washington e Bruxelles, è stata resa nota dal presidente Donald Trump e ha immediatamente suscitato una forte preoccupazione tra gli operatori economici, in particolare nel distretto orafo di Arezzo, uno dei principali poli italiani per l’esportazione di gioielli e manufatti in metallo prezioso.

di Alice Grieco

“Stiamo vivendo una fase di estrema preoccupazione,” afferma Mauro Benvenuto, presidente della Consulta orafa aretina. “L’eventualità di un dazio del 30% costituirebbe un colpo durissimo per le nostre esportazioni e per l’intero comparto manifatturiero legato alla lavorazione dei metalli preziosi. Le conseguenze si estenderebbero ben oltre i confini del distretto, minando l’equilibrio economico di un’intera filiera produttiva nazionale.”

Benvenuto sottolinea anche l’effetto destabilizzante del contesto internazionale, caratterizzato da continui annunci e smentite in materia doganale, che generano un clima di instabilità commerciale: “Il rischio maggiore è rappresentato dall’incertezza, che sta già frenando gli ordini e scoraggiando gli acquirenti. L’aumento dei costi di esportazione comporterebbe un inevitabile rincaro dei prodotti finali, con una prevedibile contrazione della domanda.”

Anche Giordana Giordini, presidente del settore Orafi di Confindustria Toscana Sud, condivide l’allarme: “Il mercato statunitense ha sempre rappresentato un partner strategico per Arezzo. La prospettiva di dazi così elevati, unita alla già difficile situazione geopolitica e all’alta volatilità del prezzo dell’oro, sta creando una tempesta perfetta per le nostre imprese. A ciò si aggiunge la recente imposizione da parte della Turchia di una tassa del 6% sull’importazione di beni italiani, ulteriore elemento che incide negativamente sul fatturato delle aziende esportatrici.”

Secondo Giordini, l’attuale scenario è aggravato da un generale rallentamento dei principali mercati internazionali, che stanno rispondendo con cautela agli sconvolgimenti politici e fiscali. “Ci stiamo preparando a un autunno complicato,” osserva, “ma stiamo anche cercando di diversificare, esplorando opportunità commerciali in altre aree europee e asiatiche.”

Nonostante le preoccupazioni, i dati economici relativi al primo trimestre del 2025, presentati lo scorso giugno alla Giornata dell’Economia presso la Borsa Merci di Arezzo, hanno mostrato segnali di resilienza. Le esportazioni provinciali hanno raggiunto i 3,941 miliardi di euro, segnando un incremento dell’11,9% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Questo balzo in avanti è stato determinato in gran parte dal settore dei metalli preziosi, che ha quasi raddoppiato i volumi esportati: da 911 milioni di euro a 1,8 miliardi in soli dodici mesi. Tuttavia, il comparto della gioielleria ha registrato un brusco rallentamento, con una contrazione del -22,8% che ha interrotto una serie positiva di trimestri di crescita.

A pesare maggiormente è stata la riduzione della domanda proveniente dalla Turchia, che ha subito un crollo del 41,2% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente. Le analisi condotte dalla Camera di Commercio Arezzo-Siena attribuiscono questa flessione non solo alla nuova imposta turca, ma anche all’instabilità legata ai valori record del prezzo dell’oro, che rende meno accessibili i prodotti finiti e rallenta l’intero ciclo della domanda.

Alla luce di questo scenario complesso, gli operatori auspicano un intervento tempestivo della diplomazia europea per scongiurare un’escalation protezionistica che rischierebbe di compromettere seriamente la competitività internazionale del Made in Italy.

“Sarebbe auspicabile – conclude Benvenuto – che Unione Europea e Stati Uniti possano giungere a un’intesa ragionevole in tempi rapidi, evitando di alimentare una crisi che penalizzerebbe in primo luogo le imprese e i lavoratori, in un settore già messo a dura prova da variabili esterne e dinamiche di mercato altamente volatili.”

Nel frattempo, il distretto orafo di Arezzo guarda con prudenza al futuro, cercando di rafforzare la propria presenza in mercati alternativi, mentre si prepara ad affrontare un secondo semestre dell’anno all’insegna dell’incertezza, in attesa di risposte concrete dalla politica internazionale.

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Tag: , , Last modified: Luglio 15, 2025
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