Arezzo (martedì, 8 luglio 2025) — La montagna di Poti, area di grande valore ambientale e paesaggistico nei pressi di Arezzo, si trova oggi al centro di un’emergenza ambientale e di sicurezza che preoccupa profondamente residenti, escursionisti e ciclisti. Un degrado crescente, testimoniato da segnalazioni sempre più numerose, documenta un fenomeno allarmante: l’abbandono sistematico di rifiuti lungo la strada panoramica e nei sentieri boschivi, trasformando la zona in una vera e propria discarica a cielo aperto.
di Alice Grieco
Ad aggravare ulteriormente la situazione, si moltiplicano le denunce relative a episodi sospetti e potenzialmente pericolosi: sentieri manomessi, nastri rossi e blu posizionati o rimossi in maniera deliberata, ostacoli collocati ad altezza collo e incendi probabilmente dolosi. A riferirlo è un gruppo di cittadini uniti dalla volontà di difendere e preservare l’integrità del territorio.
Daniele Pratesi, portavoce nonché ciclista e volontario impegnato nella tutela del territorio, descrive una situazione in costante peggioramento: “Negli ultimi due mesi – afferma – la montagna di Poti si è trasformata in un’area di abbandono incontrollato. In particolare, le strade che conducono ai ripetitori e al versante dello Scopetone sono le più colpite”.
La causa scatenante sembrerebbe essere stata la rimozione dei cassonetti lungo la panoramica, che ha finito per incentivare comportamenti incivili. “Da quando sono stati tolti i bidoni, alcune persone si sentono autorizzate a disfarsi dei propri rifiuti nel bosco”, spiega Pratesi. “In una zona delimitata con nastro rosso, abbiamo trovato persino mobili smontati, vecchi televisori, sacchi d’immondizia. Uno scenario sconfortante”.
Oltre al degrado ambientale, si registra un preoccupante aumento di episodi che mettono a rischio l’incolumità di chi frequenta la montagna per sport o svago. “Alcuni percorsi escursionistici sono stati alterati in modo deliberato – denuncia Pratesi – con l’installazione di nastri ad altezza collo e il posizionamento di rami pericolosi. Non si tratta più di semplice incuria, ma di vere e proprie azioni che possono causare danni fisici”.
Durante l’iniziativa “Poti a Piedi”, tenutasi lo scorso 8 giugno e organizzata dall’associazione A Piede Libero con il supporto di Antonio Martini, i volontari hanno dovuto ripetutamente ripristinare la segnaletica del percorso. “I nastri blu che indicavano il tragitto erano stati rimossi più volte, rendendo difficile l’orientamento dei partecipanti”, racconta uno degli organizzatori.
Recentemente, la zona è stata anche teatro di un incendio, causato – secondo le prime ipotesi – da qualcuno che avrebbe cercato di bruciare i rifiuti accumulati. Solo l’intervento tempestivo delle squadre antincendio, tra cui la Racchetta, ha evitato danni più gravi al bosco. Un episodio che conferma la gravità e l’urgenza della situazione.
I cittadini chiedono a gran voce un maggiore controllo da parte delle autorità competenti e l’adozione di misure efficaci per contrastare l’abbandono dei rifiuti e le manomissioni dei sentieri. “Non possiamo accettare che la nostra montagna venga ridotta a una discarica, né che la sicurezza dei frequentatori venga messa in pericolo da atti irresponsabili o dolosi”, dichiara Pratesi a nome del gruppo.
“La comunità che vive e ama Poti – aggiunge – continuerà a denunciare e segnalare ogni episodio sospetto. Ma serve un intervento strutturato, che preveda controlli regolari, la reinstallazione dei cassonetti o soluzioni alternative, e un piano di sorveglianza sui percorsi più frequentati”.
La montagna di Poti rappresenta un bene collettivo, un polmone verde di straordinaria bellezza che merita rispetto e tutela. Il degrado in atto non è soltanto un danno ambientale, ma anche un pericolo concreto per chi vive e frequenta il territorio. La salvaguardia di questo ecosistema non può essere delegata alla sola buona volontà dei cittadini: è tempo che istituzioni e comunità agiscano insieme per restituire dignità, sicurezza e decoro a uno dei luoghi più preziosi del territorio aretino.
Tag: discariche abusive, emergenza ambientale, sentieri manomessi Last modified: Luglio 8, 2025


