Arezzo — Piero Mancini, ex presidente amaranto, oggi 77enne, continua a lavorare con la stessa energia di un tempo: almeno tredici ore al giorno, senza alcuna intenzione di andare in pensione. «A fare cosa?», risponde spesso a chi glielo domanda.
di Alice Grieco
Il carattere è rimasto quello dei giorni in cui cambiava allenatori con rapidità sorprendente: tra i tecnici passati sotto la sua gestione figurano anche Antonio Conte e Maurizio Sarri. Con lui arrivarono giocatori come Floro Flores, Abbruscato, Carrozzieri e Pagotto, oltre a direttori sportivi come Vittorio Fioretti, il compianto Ermanno Pieroni e Franco Ceravolo. Ancora oggi, molti sostengono che l’Arezzo di Mancini abbia espresso il miglior calcio mai visto al Comunale.
Ma la città lo ha ricambiato? Sulla domanda lui trattiene parole che forse direbbero molto, limitandosi a una constatazione amara: Arezzo, sostiene, non gli è mai stata davvero vicina, nonostante il lavoro e i posti di lavoro che ha creato. A parlare resta la storia, tornata di recente al centro dell’attenzione mentre la tifoseria rilegge l’epopea amaranto che sfiorò i playoff per la Serie A, tracciando inevitabili paralleli con l’attuale gestione Somma-Bucchi.
E sull’Arezzo di oggi, Mancini si sbilancia con un augurio: che possa centrare la Serie B. Secondo lui il campionato è più equilibrato e difficile di quello che affrontò la sua squadra, forse anche perché, allora, l’organico amaranto era particolarmente forte. Ricorda la corsa contro il Lumezzane, chiusa con 42 punti già alla fine dell’andata: una base che permise alla squadra di vivere di rendita fino alla promozione.
Quella promozione portò anche cambiamenti allo stadio Comunale: nacque la nuova Curva Sud e si parlò già allora di un progetto di rinnovamento più ampio. Oggi il presidente Manzo ha presentato un piano ancora più ambizioso, che Mancini accoglie con favore, auspicando che possa realizzarsi.
Il calcio, però, non è più il suo quotidiano. Oggi Mancini è soprattutto un imprenditore instancabile. Lavora oltre tredici ore al giorno e non ha alcuna intenzione di fermarsi.
Più critica la sua lettura della città: secondo lui Arezzo ha perso la politica “vera”, quella capace di rappresentare il territorio e farlo crescere. Sottolinea l’assenza di un parlamentare locale e teme che la città abbia perso peso esterno. Pur riconoscendo che i tempi e le persone sono cambiati, spera che la politica possa tornare ad avere un ruolo decisivo per lo sviluppo economico e industriale.
Quanto ai rumors su una sua possibile discesa in campo politico, taglia corto: nessuno gliel’ha mai chiesto e comunque la politica gli è sempre rimasta distante.
Il calcio, invece, torna nei ricordi, soprattutto l’Arezzo di Somma e gli anni in cui Conte e Sarri si alternarono sulla panchina amaranto. Col senno di poi, lascia intendere che alcune scelte le avrebbe valutate diversamente. Ma il pallone, oggi, gli manca poco: «I ritorni sono difficili», fa notare chi gli è vicino. E poi, trascorrendo così tanto tempo al lavoro, non avrebbe comunque spazio per il calcio.
Last modified: Novembre 20, 2025

