Arezzo (domenica, 10 maggio 2026) — Si chiude definitivamente, dopo anni di battaglie giudiziarie, la vicenda legata alla morte di Helenia Rapini, la 29enne aretina rimasta vittima di un tragico incidente stradale avvenuto il 6 novembre 2019 nei pressi di Arezzo.
di Alice Grieco
La Corte di Cassazione ha infatti confermato le due precedenti sentenze di assoluzione emesse dal Tribunale di Arezzo e dalla Corte d’Appello di Firenze nei confronti di M.C., classe 1973, l’automobilista coinvolto nello schianto. Per i giudici, non ci sono elementi per ribaltare l’impianto delle decisioni già assunte nei primi due gradi di giudizio.
Il procedimento si è definitivamente chiuso dopo l’udienza del 29 aprile a Roma, davanti alla Suprema Corte. In quella sede il procuratore generale aveva ritenuto inammissibile il ricorso presentato dalla procura generale di Firenze, posizione che ha di fatto consolidato l’esito già maturato nei precedenti passaggi giudiziari.
Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, quella sera l’automobilista avrebbe perso il controllo del veicolo a causa di un improvviso colpo di sonno, invadendo la corsia opposta lungo la strada di Ristradella, parallela alla Sr 71. L’impatto frontale con l’auto guidata da Helenia fu violentissimo e non lasciò scampo alla giovane, che morì sul colpo insieme al cane che viaggiava con lei, volontaria Enpa e profondamente legata al mondo animale.
Le sentenze di primo e secondo grado avevano escluso profili di colpa, accogliendo l’ipotesi di un evento improvviso e non prevedibile, riconducibile a una patologia del sonno diagnosticata successivamente e non conosciuta all’epoca dei fatti. Una condizione che, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe reso l’automobilista temporaneamente incapace di intendere e di volere al momento dell’incidente.
Nel corso del dibattimento erano stati comunque sollevati elementi controversi, tra cui l’eventuale assunzione di farmaci con effetti sedativi e una possibile velocità superiore ai limiti consentiti, circostanze che però non hanno trovato riscontri sufficienti per modificare l’esito del giudizio.
Con la decisione della Cassazione, che ha respinto il ricorso, si chiude dunque ogni possibilità di riapertura del processo.
L’uomo, assistito dai propri legali, prosegue oggi la sua vita lavorativa e segue le terapie prescritte, tra cui l’utilizzo di dispositivi specifici per la sindrome da apnee notturne.
Dall’altra parte resta il dolore della famiglia di Helenia Rapini, che in questi anni ha continuato a chiedere giustizia e a mantenere viva la memoria della giovane attraverso iniziative dedicate, spesso legate al mondo degli animali, causa che Helenia aveva profondamente a cuore.
Last modified: Maggio 10, 2026


