Arezzo (mercoledì, 23 luglio 2025) — A distanza di quasi due anni dalla sentenza di primo grado, e a sei anni dalle prime perquisizioni e avvisi di garanzia che scossero profondamente il panorama politico aretino, torna sotto i riflettori il caso Coingas. La Corte d’Appello di Firenze ha fissato per il 22 dicembre prossimo la nuova udienza che vedrà coinvolti sei imputati, tra i quali spiccano due figure di primo piano della scena pubblica toscana: il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, e il presidente della società energetica Estra, Francesco Macrì.
di Alice Grieco
L’inchiesta, che ruota attorno alla gestione di consulenze affidate da Coingas – la società consortile che riunisce diversi comuni aretini nel settore dell’energia – ha rappresentato per anni un punto nevralgico di tensione tra giustizia e politica locale. Le indagini, condotte dalla Digos e coordinate dall’allora procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi (oggi procuratore generale ad Ancona), hanno fatto emergere un complesso intreccio di rapporti istituzionali e personali, culminato in un maxi processo la cui sentenza di primo grado è stata pronunciata il 28 febbraio 2023.
Nel giudizio di primo grado, la posizione di Alessandro Ghinelli si è risolta con una condanna a tre mesi per favoreggiamento della corruzione, sanzione ormai prescritta ma che il primo cittadino intende contestare sul piano del merito, nella prospettiva di una piena assoluzione. Secondo la tesi dell’accusa, Ghinelli si sarebbe interessato alla posizione del consigliere comunale Roberto Bardelli, detto “Breda”, il quale – in difficoltà economiche – attendeva un sostegno finanziario da Luca Amendola, poi nominato presidente della società Multiservizi. Il favore personale, secondo il tribunale, sarebbe stato veicolato attraverso un meccanismo di tipo corruttivo.
Francesco Macrì, invece, era stato assolto in primo grado dall’accusa di peculato in concorso, in relazione alle consulenze Coingas. La procura, ritenendo ingiusta tale assoluzione, ha impugnato la sentenza: il pubblico ministero aveva infatti chiesto per lui una condanna a quattro anni e sei mesi. Difeso dall’avvocato Gaetano Viciconte, Macrì ora mira a consolidare il verdetto favorevole ottenuto in prima istanza.
Tra i coimputati, figura Pier Ettore Olivetti Rason, noto avvocato fiorentino, destinatario della pena più severa nel primo grado (tre anni di reclusione) per peculato legato alle consulenze affidate dal consorzio Coingas. Il suo studio legale, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto incarichi professionali con fondi pubblici per attività ritenute prive di utilità concreta e attribuite in modo unilaterale. Olivetti Rason, assistito dagli avvocati Antonio D’Avirro e Neri Pinucci, contesta le accuse e rivendica la piena legittimità del proprio operato.
Marco Cocci, commercialista di Cortona, era stato assolto in primo grado dalle accuse di peculato nonostante una richiesta del pubblico ministero pari a quattro anni di reclusione. La sua condotta, a detta dei difensori Stefano Del Corto e Tommaso Ceccarini, è stata giudicata inattaccabile sul piano professionale. Tuttavia, anche la sua posizione sarà oggetto di nuova valutazione.
Roberto Bardelli e Luca Amendola, entrambi condannati a un anno in primo grado, sono accusati di aver agito in modo concertato per la nomina di quest’ultimo a presidente di Multiservizi. Il tribunale ha ritenuto che tra i due fosse stato siglato un vero e proprio patto corruttivo. I rispettivi difensori, Roberto Alboni e Marco Manneschi, si preparano ora a sostenere l’assoluzione dei loro assistiti, evidenziando – tra le altre cose – l’intervenuta prescrizione.
Una parte importante del processo, relativa alla nomina di Francesco Macrì alla guida di Estra e all’ipotesi di abuso d’ufficio (in presunta violazione della Legge Severino), è definitivamente caduta. Le accuse, già fragili nella loro costruzione, sono state archiviate anche per effetto della riforma Nordio, che ha rivisto il perimetro dell’abuso d’ufficio. Sono stati così assolti il sindaco Ghinelli, l’assessore alle partecipate Alberto Merelli e lo stesso Macrì.
Anche sul versante delle consulenze affidate a Olivetti Rason, l’originaria rete accusatoria si è progressivamente assottigliata: Alessandro Ghinelli, Franco Scortecci (ex amministratore unico di Coingas), Alberto Merelli, la contabile Mara Cacioli e l’avvocato Stefano Pasquini sono stati tutti assolti in primo grado per assenza di prove.
L’inchiesta ha avuto origine nell’estate del 2019, in un clima infuocato che vide decine di perquisizioni e notifiche di garanzia scuotere gli equilibri degli enti locali aretini. Le indagini misero sotto la lente anche intercettazioni ambientali effettuate “fai da te” da Sergio Staderini, ex amministratore di Coingas, già condannato a due anni (con rito abbreviato) nel 2021. Fu lui a fornire alcuni degli elementi ritenuti determinanti nelle fasi iniziali del procedimento, puntando il dito contro presunti accordi politici e dinamiche opache nella gestione degli incarichi.
Oggi, a distanza di anni da quegli eventi, il procedimento d’appello assume un significato che va oltre l’esito giudiziario per i singoli imputati. Il processo rappresenta, infatti, un banco di prova per la credibilità delle istituzioni coinvolte e un passaggio decisivo per restituire trasparenza e fiducia alla cittadinanza. I comuni soci di Coingas, parte civile nel procedimento, osservano con attenzione l’evolversi della vicenda giudiziaria.
Tag: coingas, digos, processo Last modified: Luglio 23, 2025

