Arezzo (giovedì, 15 gennaio 2026) — La Corte d’Assise di Arezzo ha condannato all’ergastolo Muhammad Irfan Rana, 37enne di origine pakistana, riconosciuto colpevole dell’omicidio di Letizia Girolami, psicologa e psicoterapeuta di 72 anni. Il delitto è avvenuto il 5 ottobre 2024 nelle campagne di Foiano della Chiana, in località Poggi Grassi, mediante ripetuti colpi alla testa inferti con una zappa.
di Alice Grieco
Il pubblico ministero Angela Masiello aveva richiesto l’applicazione dell’ergastolo, prospettando due aggravanti: futili motivi e crudeltà. La Corte ha riconosciuto solo l’aggravante dei futili motivi, ritenendola sufficiente a giustificare la pena massima. L’imputato, ex fidanzato della figlia della vittima, risiedeva ancora presso la famiglia e collaborava con la psicoterapeuta nelle attività quotidiane della tenuta.
Secondo quanto emerso in sede processuale, il movente dell’omicidio sarebbe riconducibile a dissapori legati alla gestione della famiglia: la vittima aveva rimproverato il marito in relazione alla fuga di alcuni pulcini di pavone, animali a lei molto cari, evento che provocò l’ira dell’imputato. Inizialmente intervenuto con l’intento di mediare, Rana ha infine aggredito la donna, infliggendole un primo colpo in piedi e successivamente altri colpi alla testa, ormai quando la vittima era già deceduta.
La Corte, pur confermando la gravità dell’atto, non ha ritenuto l’omicidio qualificabile come “crudele”; le motivazioni saranno dettagliate nel testo ufficiale della sentenza. Il dispositivo è stato letto dal presidente Anna Maria Loprete, con la presenza del giudice a latere Giorgio Margheri e dei sei giudici popolari.
Alle parti civili è stata riconosciuta una provvisionale di 100.000 euro, con il dettaglio dell’ammontare definitivo da definire in sede civile. Erano presenti in aula la figlia e il marito della vittima, assistiti dagli avvocati Tommaso Ceccarini e Stefano Del Corto. La difesa, rappresentata dall’avvocato Maria Fiorella Bennati, ha avanzato richieste di limitazione delle conseguenze penali per l’imputato, proponendo accertamenti sulla sua salute mentale, emersi sia prima che dopo l’arresto eseguito dai carabinieri.
I giudici non hanno ravvisato alcun dubbio sulla responsabilità dell’imputato, sulla base delle evidenze fisiche, tra cui tracce di sangue della vittima sulle scarpe di Rana e residui di materiale ematico sulla zappa utilizzata per il delitto. La Corte ha inoltre escluso l’applicabilità di attenuanti legate al comportamento successivo, rilevando tentativi di depistaggio e condotte minacciose e inquietanti.
Last modified: Gennaio 15, 2026


