Arezzo (mercoledì, 3 dicembre 2025) — A 25 anni è il più giovane della Fraternità Francescana di Betania, la stessa comunità che ha accolto suor Elena Tuccitto, l’ex atleta di karate. Anche per Francesco Mariotti lo sport è stato un compagno fedele: per anni ha giocato a calcio, prima nell’Indomita Quarata e poi nel Capolona, arrivando fino alla Prima categoria.
di Alice Grieco
Una vita ordinaria, scandita dal lavoro e dalle passioni tipiche della sua generazione. Dopo gli studi, Francesco era stato assunto alla Ceia, azienda aretina specializzata nella produzione di metal detector e sistemi di controllo a tecnologia elettromagnetica. Giornate piene, tra l’ufficio, gli amici, il pallone e il cellulare sempre in mano. Poi è arrivata la pandemia. E tutto si è fermato.
Nel silenzio forzato del lockdown, Francesco ha iniziato a interrogarsi. Quella pausa improvvisa ha portato alla luce un’inquietudine sottile, una mancanza. “Non può essere tutto qui”, si ripeteva ogni volta che scorreva distrattamente lo schermo del telefono. È in quel periodo che ha sentito, forte, una chiamata diversa: mettere Gesù al centro della propria vita.
La fede non era una novità nella sua storia. Cresciuto nella parrocchia di San Leo ad Arezzo, dove la madre era catechista, aveva continuato a frequentare la comunità anche dopo la Cresima, mentre la sua vita seguiva comunque i ritmi dei coetanei. Sport, studio, lavoro. Fino al bivio inatteso del 2020.
Sostenuto dalla famiglia, Francesco ha iniziato un percorso di discernimento. Qualche segno inatteso gli ha indicato la strada: tra questi, la visita al santuario delle Vertighe, dove ha avvertito una pace particolare, un “benvenuto” che lui stesso descrive come materno. Poco dopo, la decisione: il 30 settembre 2022 lascia il lavoro; il 15 ottobre entra in Fraternità.
Oggi vive a Terlizzi, nella Casa Madre dell’ordine fondato nel 1982 da padre Pancrazio, una comunità a vocazione mariano-francescana che unisce fratelli e sorelle in Italia e nelle missioni. Indossa con semplicità il saio azzurro che richiama la spiritualità mariana, e non ha dimenticato la sua generazione. “C’è speranza”, dice. “Ero come loro: lavoravo, giocavo a calcio – lo faccio ancora, ma tra le mura del convento –, uscivo con gli amici e spesso mi perdevo nel cellulare. Poi la mia vita è cambiata”.
Il messaggio che rivolge ai coetanei è essenziale: “Dio è amore. Non un ideale astratto, ma una persona viva che si lascia incontrare. Cercate la verità, ponetevi le domande giuste. La vita è bella e vale la pena viverla nell’Amore”.
Last modified: Dicembre 3, 2025

