Arezzo (venerdì, 19 settembre 2025) — Una frattura profonda scuote il partito Noi Moderati in Toscana, dove quasi tutti i referenti territoriali hanno deciso di autosospendersi, prendendo le distanze dalla linea politica attuale. Il segnale più evidente arriva da Arezzo, dove il gruppo dirigente – tra cui figura la vicesindaca Lucia Tanti – ha ufficializzato la propria rottura con la direzione nazionale, denunciando il venir meno delle promesse che avevano ispirato la nascita della formazione centrista.
di Alice Grieco
In una nota condivisa dal coordinamento aretino si sottolinea come, all’inizio, il progetto fosse stato presentato come un laboratorio politico capace di unire tradizione popolare, cultura cattolico-democratica, sensibilità liberale e spinta civica. Un centro aperto, inclusivo e radicato nei territori, con l’obiettivo dichiarato di rappresentare il cosiddetto “Paese reale”.
Secondo i dirigenti toscani, però, quella visione si sarebbe progressivamente smarrita. Oggi Noi Moderati viene descritto come un partito ripiegato su se stesso, privo di confronto interno, distante dalle comunità locali e schiacciato sugli equilibri di un ristretto gruppo dirigente nazionale. «Non riconosciamo più – scrivono – quell’apertura e quella responsabilità che dovevano caratterizzare il percorso. È rimasto soltanto un isolamento sterile che indebolisce la coalizione di centrodestra e spegne le speranze di costruire una comunità politica vitale e credibile».
Il malessere si è acuito dopo le elezioni europee, quando il partito aveva sperimentato, con coraggio e necessità, una collaborazione con Forza Italia e i movimenti civici. Quell’esperienza di alleanza, che molti avevano letto come una possibilità di crescita, è stata sostituita – stando alle accuse – da una chiusura rigida e da una gestione “da caserma”, lontana dalle esigenze dei territori.
La domanda che i dirigenti autosospesi pongono con forza è chiara: questa deriva centralista e autoreferenziale rappresenta la nuova rotta politica di Noi Moderati? Se così fosse, sottolineano, si tratterebbe di un cammino radicalmente diverso da quello che loro stessi avevano contribuito a fondare.
La frattura aperta in Toscana rischia dunque di assumere un valore emblematico per il futuro del partito: un segnale di come la tensione tra leadership nazionale e base locale possa minare non solo la coesione interna, ma anche la capacità di incidere realmente nel quadro politico italiano.
Last modified: Settembre 19, 2025


