Arezzo (mercoledì, 14 gennaio 2026) – Cala il sipario sul processo per il crac di Banca Etruria. Oggi la Corte d’appello di Firenze è chiamata a pronunciarsi dopo la raffica di assoluzioni in primo grado ad Arezzo e la sola condanna di sei anni inflitta all’imprenditore Alberto Rigotti.
di Alice Grieco
Nel frattempo, alcune posizioni si erano già definite in via definitiva: condanne a 3 anni e 4 mesi per l’ex presidente Giuseppe Fornasari e l’ex direttore generale Luca Bronchi, che avevano optato per il rito abbreviato. Il procedimento, coordinato dalla procura di Arezzo con il pool guidato dall’allora pm Roberto Rossi, contestava reati di bancarotta semplice e fraudolenta.
Per diversi imputati la vicenda si è chiusa per prescrizione, mentre restano ancora sotto esame le posizioni di alcuni ex vertici della banca – tra cui Federico Baiocchi Di Silvestri, Giorgio Natalino Guerrini, Lorenzo Rosi – e del funzionario Paolo Luigi Fumi. Il pm Angela Masiello ha chiesto al collegio della terza sezione, presieduto dal giudice Barbara Bilosi, la riforma della sentenza di primo grado, sostenendo l’opportunità di una pena di giustizia e il rigetto dell’appello presentato da Rigotti.
Al centro del procedimento c’è una serie di affidamenti rilevanti verso soggetti considerati inadempienti, atti che secondo l’accusa sarebbero stati viziati da conflitti di interesse e procedure forzate, causando un danno al patrimonio della banca già in difficoltà.
Gli ex dirigenti contestano le accuse e chiedono la conferma delle assoluzioni, sottolineando come molte operazioni rappresentassero rischi d’impresa e non comportassero elementi costitutivi di reato. In primo grado il tribunale di Arezzo aveva chiarito che, a eccezione di Rigotti, non vi era prova di dolo, ma solo di scelte imprenditoriali non riuscite.
Last modified: Gennaio 14, 2026


