Arezzo (giovedì, 2 ottobre 2025) — Il quartiere di Saione ad Arezzo torna al centro dell’attenzione a causa della presenza di un clochard che da tempo staziona davanti alla chiesa locale, utilizzando le aiuole come gabinetto pubblico e manifestando comportamenti aggressivi verso passanti e residenti. L’uomo, destinatario di un foglio di via, non può però essere espulso dal territorio cittadino a causa di ostacoli legati alla gestione dei Centri per il Rimpatrio (Cpr).
di Alice Grieco
La vice sindaco Lucia Tanti commenta la situazione con preoccupazione: “In Toscana, oltre alle liste d’attesa in sanità, abbiamo liste d’attesa anche per i rimpatri di persone con foglio di via. Giovedì scorso un cittadino comunitario, che da mesi avrebbe dovuto lasciare Arezzo, non ha trovato posto nei Cpr e si è visto costretto a rimanere in città, pur non avendo titolo legale a farlo”.
Il soggetto in questione si è più volte reso protagonista di episodi di violenza verbale e fisica nei confronti di cittadini, con lanci di oggetti e aggressioni documentate, tra cui un episodio che ha visto ferire un anziano al volto. Al contempo, i residenti denunciano comportamenti indecorosi come l’uso delle aiuole della chiesa come toilette pubblica, contribuendo al degrado urbano e alimentando il senso di insicurezza nel quartiere.
Un commerciante di Saione racconta: “Fa letteralmente quello che vuole. Inizia a bere la mattina presto, si dedica ai suoi bisogni nelle aiuole e spesso dà in escandescenze aggredendo chi passa. Bisogna fare attenzione”.
Il problema della gestione dei Cpr emerge come nodo centrale. Queste strutture, destinate alla detenzione amministrativa di cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno, hanno lo scopo di ospitare temporaneamente le persone in attesa di provvedimenti di espulsione. Tuttavia, in Toscana non esistono Cpr propri per cittadini comunitari, e la sovrapposizione con la normativa sugli extracomunitari crea un collo di bottiglia che impedisce il rimpatrio.
“La legge prevede che i Cpr siano destinati agli extracomunitari – spiega la Tanti – ma possono temporaneamente accogliere anche cittadini comunitari destinatari di fogli di via. Il problema è il sovraffollamento: senza posti disponibili, non possiamo completare il percorso di allontanamento, e queste persone restano inevitabilmente nelle nostre città”.
Il dibattito si amplia all’ambito della sicurezza urbana e della tutela dei cittadini. La vice sindaco conclude: “I Comuni emettono zone rosse, la Polizia Municipale e le forze dell’ordine fanno il loro mestiere. I fogli di via si emettono perché ci sono i presupposti legali, ma poi il percorso si blocca. Chi tutela i Comuni e gli operatori della sicurezza nel proteggere i cittadini quando le strutture necessarie non sono disponibili?”
La vicenda di Saione rappresenta un esempio emblematico di come le inefficienze nei sistemi di gestione dei rimpatri possano avere ricadute concrete sulla vita quotidiana dei quartieri, mettendo a confronto diritto alla sicurezza, tutela della dignità dei cittadini e complessità amministrative legate alle norme sull’immigrazione.
Last modified: Ottobre 3, 2025


