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Arezzo, processo sospeso per la donna accusata di aver riscosso la pensione della madre defunta

Arezzo (giovedì, 2 ottobre 2025) — Si è fermato sul nascere il processo a carico di Silvia B., sessantenne originaria di Arezzo, accusata di aver continuato a percepire la pensione della madre novantaduenne dopo il decesso, avvenuto mesi prima, e di averne occultato il corpo nell’abitazione di via Montanara. La vicenda, che sul finire dell’estate 2024 scosse profondamente l’opinione pubblica nazionale, resta al centro di un intreccio giudiziario e umano di grande complessità.

Il procedimento, che sarebbe dovuto iniziare ieri dinanzi al tribunale di Arezzo, è stato sospeso dal giudice Antonio Dami. Alla base della decisione vi è una mancanza formale: la procura non ha notificato all’imputata gli atti processuali, rendendola di fatto ignara dell’avvio del dibattimento. La circostanza è stata segnalata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Barbara Mugnai, che ha ottenuto il rinvio dell’udienza.

di Alice Grieco

Il caso emerse drammaticamente il 31 agosto 2024, quando gli agenti della polizia, aprendo l’appartamento in affitto della donna in via Montanara, trovarono il corpo senza vita di Carla Maria Vittoria Bazzani, madre dell’imputata, morta da un periodo stimato tra i tre e i sei mesi prima. Il corpo giaceva sul letto, coperto da un lenzuolo, mentre accanto fu rinvenuto il gatto domestico, deceduto per mancanza di cibo e acqua.

Gli accertamenti medico-legali esclusero fin da subito l’ipotesi di omicidio, confermando una morte naturale. Tuttavia, la prosecuzione delle indagini da parte della procura di Arezzo, coordinate dal sostituto procuratore Julia Maggiore, delineò un quadro penale più grave: l’occultamento di cadavere e la presunta truffa ai danni dell’INPS, legata all’incasso di tre mensilità della pensione della defunta.

Dopo la scoperta, Silvia B. venne rintracciata il 2 settembre 2024 a Rimini, dove viveva in condizioni precarie, in solitudine e senza un’abitazione stabile. Una condizione che interroga non solo sul suo stato psicologico, ma anche sulla possibilità che la difesa sollevi la questione della sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.

L’elemento umano della vicenda è stato sottolineato anche dall’opinione pubblica: da un lato la pietà per l’anziana madre rimasta per mesi sul letto di casa e infine sepolta solo nell’agosto 2025, dopo quasi un anno di permanenza all’obitorio comunale; dall’altro lo sgomento per il comportamento della figlia, che avrebbe scelto di continuare a percepire i trattamenti previdenziali della madre senza denunciare il decesso.

La mancata notifica degli atti ha costretto il giudice a rinviare il procedimento, che verrà nuovamente calendarizzato per l’inizio del 2026, quando l’imputata sarà formalmente a conoscenza del capo d’accusa. Nel frattempo, la città di Arezzo resta segnata da un caso che ha assunto la dimensione di un simbolo: il dramma della solitudine, il peso delle fragilità sociali e il difficile equilibrio tra giustizia e compassione.

Una vicenda che, oltre a interrogare la magistratura, richiama inevitabilmente l’attenzione su fenomeni più ampi, come l’isolamento delle persone fragili, l’assenza di reti di supporto familiari e istituzionali e le conseguenze sociali di una crescente marginalità.

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Last modified: Ottobre 3, 2025
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