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Arezzo, il caso dei tombini rumorosi in via Vittorio Veneto: i residenti chiedono soluzioni per notti insonni

Arezzo (lunedì, 25 agosto 2025) — In una delle strade considerate il “salotto buono” della città, via Vittorio Veneto, la qualità della vita dei residenti è da tempo minata da un problema tanto concreto quanto difficile da risolvere: un tombino rumoroso, situato in prossimità dell’incrocio semaforico con via Arno, capace di trasformare le notti in una sequenza di risvegli forzati.

Il manufatto, di proprietà della società Wind, ha progressivamente ceduto rispetto al livello dell’asfalto, complice l’usura del manto stradale e le recenti piogge. Il risultato è un impatto sonoro costante: ogni volta che un’auto o un mezzo pesante vi transita sopra, il rumore prodotto somiglia a un boato metallico, tanto intenso da disturbare il sonno di chi vive affacciato sulla strada.

di Alice Grieco

Non si tratta di un episodio recente. Già negli anni passati gli abitanti avevano segnalato la criticità all’amministrazione comunale, ottenendo in alcune occasioni interventi temporanei. Tuttavia, la soluzione si è rivelata effimera e il fenomeno si è puntualmente ripresentato.

«Di giorno possiamo anche sopportarlo, ma la notte è insostenibile – racconta una residente –. Con le finestre aperte, specialmente d’estate, il rumore diventa assordante. È un disagio che incide direttamente sulla qualità della vita. Non possiamo certo trasferirci tutti in campagna: chiediamo soltanto che venga affrontato con serietà».

La vicenda presenta un ulteriore ostacolo di natura giuridico-amministrativa. Il tombino non è infatti di competenza del Comune di Arezzo, bensì della società telefonica, titolare della proprietà e della manutenzione. L’ente locale, pur raccogliendo le istanze dei cittadini e inoltrando sollecitazioni formali, non può intervenire direttamente con lavori di sistemazione.

A complicare il quadro normativo è anche l’articolo 659 del Codice Penale sul “disturbo della quiete pubblica”: la norma si applica solo quando il rumore supera la soglia di normale tollerabilità e coinvolge una collettività indeterminata, non singoli nuclei familiari. Di conseguenza, la questione non rientrerebbe giuridicamente nei casi perseguibili a livello penale.

Il disagio, però, non riguarda esclusivamente il quartiere di Saione. Un mese fa, una situazione analoga era stata denunciata dai residenti di via Bernardo Dovizi. Anche lì, alcuni tombini della rete telefonica risultavano sprofondati, generando rumori paragonabili al passaggio di un convoglio ferroviario. Una condizione che, soprattutto nelle ore notturne, ha costretto i cittadini a mobilitarsi con raccolte firme, segnalazioni ufficiali al sindaco e richieste di intervento alla polizia municipale.

Il caso dei tombini rumorosi solleva una questione più ampia sul rapporto tra vivibilità urbana, infrastrutture cittadine e responsabilità dei gestori privati. In un contesto in cui Arezzo punta a valorizzare la propria immagine di città d’arte e accoglienza, episodi come questo rischiano di incrinare la quotidianità dei residenti e, al tempo stesso, la percezione di ordine e cura degli spazi urbani da parte dei visitatori.

La speranza degli abitanti di via Vittorio Veneto è che le sollecitazioni rivolte alla società proprietaria possano tradursi in un intervento risolutivo e non più provvisorio. Perché un tombino rumoroso, se trascurato, può diventare il simbolo di una frattura tra cittadinanza e istituzioni, tra diritti quotidiani e responsabilità gestionali.

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Tag: , , Last modified: Agosto 25, 2025
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