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Alluvioni ad Arezzo: quando la manutenzione diventa la prima opera pubblica

Arezzo (venerdì, 22 agosto 2025) — Le due violente ondate di maltempo che in appena ventiquattr’ore hanno messo in ginocchio Arezzo hanno riportato alla ribalta un interrogativo tanto antico quanto irrisolto: perché la città si ritrova, ad ogni temporale, trasformata in una sorta di laguna urbana? È soltanto colpa dei fenomeni atmosferici sempre più estremi, o vi sono responsabilità radicate nella gestione delle infrastrutture?

di Alice Grieco

A chiarire il quadro interviene l’ingegnere Giovanni Cardinali, che introduce un concetto cruciale: la “cultura della manutenzione”, una pratica che – sostiene – nel nostro Paese è ancora largamente assente. «Il problema principale – spiega – è un sistema fognario ormai datato. Le sezioni idrauliche delle reti cittadine non sono dimensionate per contenere le precipitazioni di oggi, molto più intense rispetto a quelle di qualche decennio fa. Una fognatura non può sopportare pressioni elevate come accade invece per un acquedotto: in Corso Italia, ad esempio, la forza dell’acqua è tale da farla sgorgare dai pozzetti, riversandosi direttamente in strada. Servirebbe un rifacimento completo dell’impianto, ma soprattutto un programma regolare di pulizia di griglie e caditoie, con interventi sistematici e non emergenziali».

Tra i nodi più critici spicca il sottopasso Baldaccio, simbolo di una fragilità strutturale che si ripete puntualmente a ogni temporale. È normale che un’infrastruttura del genere si allaghi con tale facilità? «Assolutamente no – risponde Cardinali –. Un sottopasso correttamente progettato deve disporre, al punto più basso, di una vasca di accumulo collegata a pompe idrovore in grado di entrare in funzione automaticamente in caso di emergenza. Tali sistemi devono essere affiancati da un gruppo elettrogeno per garantire operatività anche in assenza di corrente elettrica, e sottoposti a controlli periodici di efficienza. Fondamentale è anche la segnaletica semaforica, che avverte gli automobilisti sul livello di transitabilità della struttura».

Il concetto di manutenzione, sottolinea l’ingegnere, non riguarda soltanto il tessuto urbano. Le criticità si estendono al territorio collinare, dove la mancanza di interventi su cunette laterali, risciacqui e tombini trasforma le strade in torrenti improvvisati. «Si tratta – precisa – di un sistema di prevenzione che, se correttamente attuato, ridurrebbe in maniera significativa i rischi idrogeologici e l’impatto delle piogge torrenziali».

L’analisi di Cardinali si conclude con un richiamo che assume i toni di un manifesto civile: «Oggi la manutenzione del territorio e l’adeguamento dei sistemi fognari ai cambiamenti climatici devono essere considerati la più importante opera pubblica, una responsabilità che coinvolge amministrazioni locali, regioni e Stato».

In altre parole, non si tratta solo di gestire le emergenze, ma di costruire una strategia di lungo periodo, capace di trasformare la manutenzione da voce marginale a fondamento delle politiche urbane.

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Tag: , , Last modified: Agosto 22, 2025
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